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L’altare dell’abisso

L’altare dell’abisso

Umbria, Bevagna. Fedro Soli è in casa, deve lavorare, deve scrivere un articolo – è web content editor ‒, ma non ha proprio voglia. Decide di uscire e di prendere una boccata d’aria pura. Sua moglie Amalia si arrabbierà di sicuro, ma poco importa, ne ha proprio bisogno. Si sono trasferiti da Parma nella piccola località umbra l’anno prima, la sua consorte si era innamorata di Bevagna e dei suoi dintorni. Durante la sua passeggiata Fedro sente una voce chiamarlo: un uomo, bagnato fradicio. È caduto in uno stagno dopo essersi appeso ad un ramo di un salice per prendere della legna. Si chiama Vareno Cecagallina ed è abbastanza anziano. Fedro lo riaccompagna a casa. Vareno è invadente, ma mai come la sua ex-nuora Ada, che si è costruita un trespolo – un altro ancora – per spiare Saverio, figlio di Vareno. Saverio la caccia via con un fucile a piombini, dopodiché, per sdebitarsi con Fedro, lo invita a cena. Fedro accetta, potrebbero scaturirne aneddoti interessanti per il libro che vorrebbe scrivere. Prima di cena tuttavia, Ada si presenta a casa di Fedro per convincerlo ad intercedere verso Saverio a suo favore. Viene cacciata via malamente. A cena l’atmosfera è delle più allegre possibili e si gioca a rivelare i propri segreti. Però Fedro è silenzioso, ed anche Saverio sembra non dire proprio tutto...

Il lago Aiso è lo sfondo di questa vicenda. Uno sfondo naturale, sì, ma non casuale. È infatti anche chiamato “il lago dell’Abisso” per via di una leggenda secondo la quale un contadino, Chiarò, è sprofondato nel lago perché aveva lavorato il giorno di Sant’Anna, mentre sua moglie ed un figlio furono sommersi dalle acque dell’Aisillo, la sorgente. Wikipedia docet. Sulla falsariga di questa leggenda accadono diversi episodi all’interno del romanzo, il primo di Patrich Antegiovanni. Romanzo che originale lo è senza dubbio, dalla caratterizzazione dei personaggi all’ambientazione insolita per un thriller, ma che risente di tutti i difetti dell’autoproduzione. È stato infatti realizzato in ebook tramite StreetLib, una delle ormai numerose piattaforme digitali di self publishing presenti sul mercato, quindi come spesso accade in questi casi pare mancare di un editing professionale. La trama infatti si scioglie troppo velocemente in determinati passaggi e spesso manca una spiegazione del senso di certi eventi, che per il lettore rimangono difficili da decifrare. Ma sarebbero in fondo peccati veniali se non fosse per il linguaggio scelto da Antegiovanni. Un’ostentata, imperterrita, instancabile ricerca della raffinatezza lessicale fine a se stessa che non aiuta per niente la comprensione del testo ‒ già di per sé, come dicevamo poc’anzi, oscuro in molti punti ‒ che nel 2017 risulta pretestuosa, antiquata, fuori luogo e che, in ultima battuta, rende il romanzo poco credibile, creando una distanza “abissale” tra i personaggi e la narrazione. E, peggio ancora, tra il romanzo e il lettore.