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L’amore per nessuno

L’amore per nessuno

Riccardo Sala è ancora sveglio a guardarsi una vecchia intervista di Maurizio Costanzo ad Annamaria Franzoni. Fuma, Riccardo Sala, mentre con occhio vigile registra i particolari della donna: la sua frangetta, la sua voce; ne studia le inquadrature, i primi piani, il soffermarsi sui particolari, sui vestiti. Fuma, pensa e salva tra i preferiti quella pagina internet. È quasi l’una e Riccardo Sala, quarantaquattrenne separato di fatto ma non ancora divorziato da Mara, in compagnia di una bottiglia di Aperol e di una confezione tetrapak di succo di pompelmo, sta partorendo un’idea. Potrebbe essere un’idea sciocca o un’idea sulla quale puntare tutto, dopo dodici anni investiti nel settore delle produzioni televisive. Dodici anni di “gregariato” passati ad aiutare i progetti altrui, a schivare opportunità per non minare le proprie convinzioni e a presentare idee non realizzabili. Mara ritiene semplicemente che Riccardo Sala sia “uno stronzo, del genere carismatico, con saltuarie sterzate verso il coglione, e un coglione munito di carisma è un coglione al cubo”, giusto per dare un giudizio leggero. Eppure Riccardo Sala, in questa sua notturna peregrinazione per le strade del web trova, come una sorta di illuminazione, la sua Via. Non riesce ad andarsene a letto. L’orologio segna le ore 1.20: dopo una pisciata bruciante in bagno, evitando con cura lo specchio (nonostante il suo ciuffo biondo e i suoi muscoli ben allenati da sessioni sfidanti in palestra), Riccardo Sala torna al Mac, con una nuova bottiglia di Aperol e una di succo, pronto per dare forma alla sua idea...

Il romanzo di Fabrizio Patriarca ha il sapore forte e deciso di un dopobarba fuori commercio, che attrae e lascia un po’ storditi. La scrittura è veloce, intelligente, sembra quasi una sfida a cogliere tutti i riferimenti a letteratura, cinema, cultura pop ed accademica – senza alcuna distinzione fra alto e basso – lasciati come briciole appetitose a lettori compulsivi. Le pagine sono pervase da una sorta di frenesia (che deve aver richiesto un accurato e stancante lavoro), che ben traduce il protagonista Riccardo Sala: uomo di mezza età con la mania per il fisico palestrato e pompato, ammirazione per i capelli ancora tutti presenti all’appello, idee che reputa geniali ma supportate da una convinzione che non permette compromessi e da una facciata di menefreghismo e superiorità. Io credo sia un romanzo molto maschile (ma affatto maschilista), che parla di sogni infranti, di ambizioni coltivate ma mai raccolte, di potenzialità senza alcuna centratura. Nella relazione con una giovanissima dal fisico androgino, nei ritrovi al bar dell’Università con l’amico Nairobi, nelle conversazioni con il padre Robbie (personaggio meravigliosamente descritto), Riccardo Sala si porta con sé un alone di tristezza, una nostalgia per tempi che se ne sono andati senza accorgersene e senza troppi clamori, proprio come sua madre, e che lasciano un vuoto mai più colmabile, pettorali pompati di nulla. L’amore per nessuno non dà alcuna consolazione, si chiude il libro senza alcuna risposta, quasi non fosse accaduto nulla, alla fin fine. E il bello è che tante volte è proprio così anche nella vita: ci guardiamo indietro e, pensandoci bene, sembra non sia successo proprio alcunché.