L’amore stretto

Laura ha appena affrontato un aborto e si trova di fronte a Sergio che sa solo colpevolizzarla per non aver pensato alle precauzioni: salvare se stesso, ad ogni costo, è la sua unica priorità. La reputazione formale dell’onorevole Sergio Milli, opportunista vanesio e incallito seduttore, non può essere messa in discussione. Quattro giorni chiusa in casa a non pensare a nulla, neanche alle perdite di sangue che non si arrestano. Il piano per distruggere la sua vita sembra al capolinea: l’odio per sua madre e la sua malattia ha finito per condizionare fortemente dodici anni di scelta infauste, allontanandola da se stessa e lasciandole innumerevoli ferite nell’anima. Un viaggio a Norimberga è la sua via d’uscita da tutto il peso che sente dentro? In realtà il viaggio si rivela molto di più: una serie di fortuite coincidenze la portano al tavolo di Marco. Ma dopo poco, fugge da quell’uomo che le ha rinfacciato tutta la sua infelicità. Marco non si rassegna e, per la prima volta nella sua triste vita, Laura sente che qualcuno si preoccupa per lei. Quattro giorni ed è già amore. Due mesi e sono sposati. Tra loro un’ombra: Giulia, la “tenace” ex fidanzata del liceo. La felicità sembra allontanarsi per lasciare spazio alla disperazione di non poter avere un figlio. I familiari meccanismi di autodistruzione a cui Laura è avvezza si affacciano prepotenti a minare la sua nuova vita…

L’amore stretto è una tagliente storia d’amore, costruita su un ritmo altalenante che segue gli alti e bassi del legame matrimoniale. Ma è anche il faticosissimo cammino di una donna ferita, incapace di godere della felicità che la vita le offre. Laura sembra ricordare al lettore che fare i conti con se stessi e con il proprio passato è un percorso ad ostacoli, con ricadute ancora più dolorose delle ferite originarie. Con una scrittura lineare e scorrevole, Maria Venturi non tradisce il suo inconfondibile stile e aggiunge un altro elemento alla sua innumerevole produzione. La narrazione coinvolge ed è ben costruita (nonostante i continui rimandi al difficile passato della protagonista che appesantiscono il fluire del racconto), Laura è un personaggio ben delineato e anche profondo (probabilmente perché la storia è raccontata, in prima persona, dal suo punto di vista) mentre Marco, il marito innamorato seppure infedele, risulta piatto e monotono, e, con gli altri personaggi, fa da contorno ad una storia dolorosa nella quale non sempre ci si immedesima. Poco realistico anche il finale, inaspettato, che rassicura ma che risulta quasi slegato dall’intera narrazione. Un amore che soffoca può diventare liberante? Quanto si è disposti a tenere “stretto” un amore che fa male? Al lettore l’ardua sentenza.

 


 

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