L’animale più pericoloso

L’animale più pericoloso

Sesto Pusteria, Bolzano, un torrido agosto. Dora ha tredici anni e sta scappando di casa. Veste con indumenti di una taglia più larga, non per proteggersi dal freddo ma perché il suo corpo non è sinuoso e magro come quello di certe ragazze che adorano guardarsi allo specchio. È bionda, ha le trecce come quelle di Greta Thunberg e, come lei, ha le idee chiare su alcune cose molto importanti che riguardano la natura. Ha letto molti libri, il suo mito è Dian Fossey, ha visto molti documentari e il suo film preferito è Into the Wild, ma ci sono due precise ragioni per cui sta fuggendo verso i boschi di nascosto dai genitori. Perché sua madre le ha raccontato solo bugie quando le diceva che prima o poi sarebbe diventata una bellissima farfalla e perché suo padre le ha detto che l’amore non è roba per tredicenni. Ma lei non la pensa così, soprattutto da quando in chat ha conosciuto un ragazzo di diciannove anni che si fa chiamare Christopher. Condividono le stesse passioni, combattono la stessa guerra contro chi deturpa la natura e uccide gli animali. Insieme, salveranno il nido della lince che sta tra le rocce e che è minacciato dall’intervento dell’uomo. Gert ha preparato il suo piano e le sue trappole nei minimi dettagli. Quando incontrerà la ragazzina la porterà dove nessuno potrà trovarla, dove nemmeno gli occhi nel buio e i loro emissari sapranno vederla. Ha imparato bene la lezione del padre e Dora diventerà invisibile. La scomparsa mette in subbuglio l’intera comunità di Sesto Pusteria. Il comando dei carabinieri forse non è preparato a una caccia all’uomo così difficile e dura. Durante le ricerche, poi, viene trovato il corpo di un uomo ucciso a bruciapelo. Quale legame c’è tra lui e la piccola Dora e quale potrebbe essere l’identità del suo rapitore? Per poter entrare nella parte buia di una mente, occorre qualcuno che in quel buio ci è già stato. Viktor Martini, mandato in punizione da Roma a Sesto Pusteria, con quel nero ha molto da spartire. Ma i suoi metodi non sono quelli giusti e il suo percorso per ritrovare la serenità dopo quello che è accaduto a Roma è ancora lontano dall’essersi concluso. Il rapimento di Dora somiglia molto alla punta di un coltello che riapre una ferita non ancora guarita...

C’è di peggio che la morte, dice Gert. Ci sono le gabbie, ci sono gli occhi nel buio, ci sono gli animali feriti, che sono quelli più pericolosi. E poi c’è l’atroce consapevolezza di essere come insetti al centro di una ragnatela nella quale il predatore è ancora nascosto. Luca D’Andrea, rimettendo assieme i pezzi del romanzo uscito a puntate su “la Repubblica” durante il mese di agosto del 2019, dà vita a un thriller a sfondo ambientalista usando la voce di una piccola Greta Thumberg altoatesina, Dora Maria Holler, che legge Thoreau, odia le microplastiche, maledice Melville e Hemingway e ricorda ogni parola pronunciata da Dian Fossey, la zoologa statunitense che dedicò la sua vita allo studio dei gorilla e che venne barbaramente assassinata in Ruanda nel 1985. L’architettura del romanzo ricorda la costruzione originale fatta di episodi separati che, muovendosi come ingranaggi perfettamente oliati, a loro volta faranno funzionare la ruota dentata successiva facendo proseguire il racconto. Il risultato è un flusso narrativo incalzante, dove da cosa nasce cosa, fino a quando il cerchio non si chiuderà sul finale. Il rapimento della piccola Dora, proprio come una porzione di trappola e di ragnatela, è solo uno degli aspetti drammatici di L’animale più pericoloso; è solo una delle ombre sulle quali si dovrà far luce. Mano a mano che la ragnatela si allarga, l’immagine diventa un campo lungo che mostra un orizzonte ampio, che va oltre le montagne del Trentino, ambientazione prediletta dei romanzi di D’Andrea, e arriva sino all’Africa. Molte sono le sfaccettature, quindi, e molti gli aspetti sui quali soffermarsi. L’uomo buono, l’eroe generoso, forse non esiste. Ciascuno di noi mette in moto la propria bestia nera. Lo dimostrano i soccorritori di Dora che i carabinieri devono arginare, per evitare che mettano in pericolo la vita della bambina e la loro. L’animale più pericoloso è di certo l’uomo, per la sua imprevedibilità e cinismo strategico. Un animale che non segue le logiche dell’istinto per la sopravvivenza e il sostentamento ma che agisce per vendetta, replicando un vissuto tragico che sottrae dall’uomo, appunto, l’umanità.



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