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L’anno dei misteri

L’anno dei misteri

6 gennaio 1969, Impruneta, provincia di Firenze. Una signora anziana porta con fatica le borse della spesa. Un uomo le si avvicina e si offre di aiutarla. È il commissario Bordelli, che in quella assolata mattinata invernale sta rientrando verso casa dopo una passeggiata e un caffè. “Grazie giovanotto”, gli dice la signora. Il commissario sorride, giovanotto proprio non lo è più. Il 3 aprile infatti andrà in pensione, ma più che la conclusione della sua onorata carriera un altro pensiero lo attanaglia. Santina, Maria, Lisa, Betty, Valeria, Virna. Sono i nomi delle ragazze uccise da un misterioso assassino, sei, tutte prostitute e sui trent’anni, barbaramente torturate prima della morte. Tutti gli omicidi sono avvenuti il giorno 13, a distanza di nove mesi l’uno dall’altro. Seguendo quel calcolo, il successivo dovrebbe verificarsi il 13 febbraio di quell’anno. Mancano 38 giorni e il pensiero che quel maniaco, malato di mente, insomma quello che è, possa tornare a uccidere, lo tormenta. Non riesce proprio a togliersi dalla testa quel caso. Non può sopportare il peso di andare in pensione senza aver mandato dietro le sbarre il responsabile di quegli efferati omicidi, per evitare che altre donne innocenti facciano quella stessa orribile fine...

Marco Vichi riporta in libreria il suo personaggio più celebre e più longevo, il commissario Bordelli, dopo averlo lasciato due anni prima con Nel più bel sogno. Siamo a Firenze, “l’anno dei misteri” che dà il titolo al romanzo è il 1969, quando “i giovani di tutto il mondo continuavano a protestare, a occupare le università, a manifestare, a cantare parole di accusa, a scontrarsi, a combattere per i loro ideali, a lanciarsi nella violenza...”. Un anno particolare, un po’ all’ombra del più noto suo predecessore ma altrettanto denso di avvenimenti. Un anno di impegno politico e lotte ma anche di leggerezza. Ne è prova lo stesso Bordelli che sta guardando nientemeno che la finale di Canzonissima, una delle trasmissioni tv più popolari in quel periodo, quando la notizia dell’ennesimo omicidio lo riporta alla realtà. Come mezza Italia del resto, che, agganciata ai piccoli schermi, si divide tra il tifo di Morandi, Patty Pravo e altre voci amate e seguite della musica italiana. Perché quel periodo storico era un po’ così, si muoveva su due binari diversi, quello del folklore, delle “canzonette” e quello dei grandi cambiamenti nella società e nella politica, sia italiana che internazionale – Jan Palach a Praga, il golpe Borghese, solo per citare qualche fatto saliente che emerge anche nel libro. Gli appassionati della saga saranno felici di ritrovare il loro beniamino, l’inquieto e testardo commissario Bordelli. Una figura che ormai è entrata davvero nel cuore di molti, un personaggio pervaso da un senso di responsabilità molto forte ma anche passionale, genuino, umano, umanissimo nelle sue contraddizioni. Questo volume ha una dedica tutta particolare, “a Andrea Camilleri, magnifico e gentile cantastorie, che amava il commissario Bordelli”.