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L’appello

Appena si siede di fronte al dirigente scolastico e si toglie gli occhiali da sole, colui che un tempo si chiamava preside ha un momento di tentennamento e gli chiede se sia davvero sua intenzione accettare l’incarico annuale. Omero Romeo - il nome in greco significa “colui che non vede” e mai scelta fu più profetica, 45 anni, padre professore universitario di astrofisica e madre professoressa di greco e latino nonché, manco a dirlo, appassionata di Omero, è cieco da cinque anni. Laureato in chimica, appassionato di Dio e del cosmo, una moglie e due figli - di Penelope, la più piccola, può solo immaginare l’aspetto, essendo nata quando lui già aveva perso la vista - ha deciso di rimettersi in gioco per capire se è ancora in grado di insegnare e, soprattutto, se è ancora vivo. Il dirigente scolastico gli sta spiegando che gli verrà affidata una classe difficile, abbandonata dalla professoressa precedente per morte repentina occorsa poco prima dell’inizio dell’anno scolastico, formata da dieci ragazzi piuttosto singolari, che si è deciso di tenere insieme e di non ridistribuire in altre classi. Romeo intuisce che quel che si è deciso di fare, in realtà, altro non è che isolare ragazzi cosiddetti difficili, come se si trattasse di pericolosi virus, per evitare la diffusione di chissà quale letale malattia. Nonostante il poco celato tentativo di dissuasione da parte del dirigente, Omero accetta l’incarico, chiedendo come uniche condizioni la possibilità di tenere le lezioni nelle prime ore della giornata e la richiesta di essere accompagnato in classe da qualcuno. Il “qualcuno” si palesa quasi immediatamente nella figura di Patrizia - zia Patri per alcuni degli studenti - bidella che rappresenta, a suo dire, il sale e il lievito della scuola e l’unica in grado di preparare un caffè, nella sua guardiola, che fa resuscitare i morti. Zia Patri confessa a Omero che la classe cui lui dovrà impartire le lezioni di scienze è la sua preferita, composta da ragazzi talmente mal assortiti che non si può far altro che innamorarsi di loro e finire con l’adottarli. Forse occorre un po’ di pazienza all’inizio, ma se presi per il verso giusto sanno essere veri e propri gioielli…

Diventare adulti è imparare a non scappare di fronte alla realtà, in qualunque forma essa si manifesti. Diventare adulti non è semplice, è spesso una strada tortuosa e la scuola - o perlomeno la scuola ideale - ha un compito importantissimo in questo senso: rappresentare l’esperienza unica attraverso la quale crescere, mettere in discussione ogni cosa per giungere alla verità, riconoscere i propri limiti e diventare le persone che siamo, non quelle che vogliamo essere. Questa è la sfida che decide di abbracciare il professor Omero Romeo, insegnante quarantacinquenne chiamato al ruolo di supplente di scienze in una classe ghetto, un concentrato di dieci casi umani piuttosto problematici, accomunati da un profondo senso di inettitudine e di infelicità. A dieci anni dall’uscita del romanzo che lo ha reso celebre - Bianca come il latte, rossa come il sangue - Alessandro D’Avenia, dottore di ricerca in Lettere classiche, sceneggiatore e insegnante al liceo, torna in libreria con una storia bellissima che racconta la scuola e, soprattutto, il rapporto “maestro-alunni”, per citare lo stesso autore. Un gruppo di giovani già duramente colpiti e segnati dalla vita entra in rotta di collisione con uno strano insegnante - uno che non si toglie mai gli occhiali scuri, uno che al mattino si attarda nella guardiola della bidella per leggere con lei i classici della letteratura russa, uno che non si preoccupa solo del programma da svolgere o del rendimento degli studenti, uno a cui interessano soprattutto i pensieri dei suoi studenti, i loro sogni e le loro ferite - e, insieme, faranno scintille. Si annuseranno, si toccheranno a vicenda e si riconosceranno: il professore cieco, come il suo ben più famoso omonimo, e quello sparuto drappello di studenti fragili e irrisolti riusciranno a dar vita, insieme, a un nuovo modo di far scuola, a partire dall’appello, momento in cui ciascuno dei ragazzi imparerà a dar voce alla propria realtà, ponendo le basi di un percorso di reale maturazione. Novello professor Keating (protagonista del film L’attimo fuggente, magistralmente interpretato da Robin Williams), Romeo riuscirà, anche se a caro prezzo, a scuotere le coscienze dei suoi alunni - e anche di qualche collega - e a educarli a guardare il mondo con gli occhi del cuore, senza pregiudizi o ipocrisie.