L’apprendista

L’apprendista
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Mai avrebbe pensato di trovarsi in esilio a Parigi con duecento franchi in tasca e null’altro. Paulien si aspettava un epilogo ben diverso della vicenda: pensava davvero che il fidanzato George fosse sulle tracce del banchiere svizzero che aveva rubato tutti i soldi. Invece si è trattato di un inganno, un inganno ben congegnato a dire il vero, dal quale lei è uscita completamente sconfitta, ripudiata e cacciata dalla sua famiglia, in Belgio, che è finita sul lastrico a causa delle manovre finanziarie poco trasparenti di George e che ha attribuito a lei ogni responsabilità di quel disastro. Forse però si tratta solo di un brutto sogno e davvero George troverà il banchiere corrotto che lo ha imbrogliato rubando i soldi di tutti. A quel punto i suoi genitori capiranno di aver avuto torto a credere che George fosse un truffatore. George non raggirerebbe mai né loro né lei, di questo è certa. Nel frattempo però deve cercarsi un lavoro per mantenersi a Parigi, quindi indossa l’unico completo elegante che è riuscita ad infilare in valigia prima di essere cacciata di casa ed esce in cerca di una galleria d’arte. La passione per l’arte gliel’ha trasmessa il padre, che con lei ha condiviso l’amore per i grandi artisti ed insieme a lei ha creato una piccola galleria d’arte, il cui futuro, a causa del tracollo economico del genitore, è quanto mai incerto. Se ora Paulien ha bisogno di un lavoro per sopravvivere, può cercarlo solo all’interno di una galleria, perché l’arte è l’unico campo in cui si senta esperta. Ma nessuno darà lavoro a Paulien Mertens, il suo cognome è troppo ingombrante, in quanto legato allo scandalo appena occorso e lei è ritenuta, dai più, complice di quel verme di George Everard. Se vuole un lavoro, è necessario che cambi identità: diventerà Vivienne – nome della sua bambinaia preferita –, Gregsby – il cognome di un professore che ammirava alla scuola Slade. Ora è pronta per andare alla conquista della città e del suo nuovo futuro…

Il nuovo romanzo di Barbara Shapiro è ambientato negli anni Venti del Novecento e si apre nel brioso mondo parigino, popolato da artisti, espatriati e non, pieni di vita e di fame di avventura, ricchezza e celebrità. È proprio qui che arriva, sola e completamente al verde, la protagonista Paulien, giovane ragazza di buona famiglia e piuttosto ingenua, costretta a crearsi una nuova identità per proteggersi da chi la attacca e, soprattutto, dalla sua famiglia, della quale ha perso la fiducia. Paulien/Vivienne ha un solo desiderio: vendicarsi di George, l’uomo senza scrupoli che le ha rubato i sogni ed il futuro. L’incontro, fortuito e fortunatissimo con Edwin Bradley, ricco e decisamente eccentrico collezionista d’arte americano, segnerà la vera rinascita di Vivienne, tra Stati Uniti e Parigi, salotti letterari al fianco di figure importanti della Belle Époque, incontri con Scott Fitzgerald e la moglie Zelda, Gertrude Stein ed Henri Matisse, impegnata a godersi il risplendente flusso della vita, a discutere d’arte e ad imparare dai maestri, senza mai perder di vista il suo obiettivo. Il piano di rivincita di Vivienne è sottile e scaltrissimo e la partita che si disputa tra lei e l’uomo al quale ha giurato vendetta, ma del quale continua a subire innegabilmente il fascino, si svolge sempre sul filo di lana, con alterne vittorie e brucianti sconfitte. Ma Vivienne è diventata una donna forte e furba, sa aspettare e, nonostante l’improvvisa morte del suo mentore sparigli le carte e la ponga in una situazione molto pericolosa e difficile, riesce a coltivare la propria ossessione con cura, convinta del fatto che i mascalzoni, a differenza degli imbecilli, a volte si concedano una pausa e che quello sia il momento in cui procedere con l’affondo finale. In una storia di denaro, passione e vendetta, ambientata nel mondo dell’arte, che diventa co-protagonista della vicenda e si mostra in tutta la sua bellezza, si assiste con crescente partecipazione all’evoluzione di una giovane apprendista, una giovane allieva, caparbia e tenace, che finisce per superare il maestro, che non può che prenderne atto, in silenzio.



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