L’assassino ci vede benissimo

L’assassino ci vede benissimo

Riflette sulla sua seconda paternità, Contrera, appena svegliatosi nel letto della donna che ama e che sta ancora dormendo, Erica. Nella penombra creata dalle tapparelle abbassate la guarda, la accarezza, osserva le sue deliziose lentiggini, sfiora la seta dei suoi capelli rossi sparpagliati sul cuscino, godendo dell’effetto lenitivo che essi hanno sulla sua anima tormentata. La tocca e ne contempla la bellezza come se fosse l’ultima volta che lo fa. Diventerà padre, ma Erica ancora non lo sa. Già, perché non è questo il grembo in cui il suo seme ha combinato un guaio, ma è quello di Anna, la sua ex moglie, che vuole tenere il bambino. Quindi questa forse sarà davvero l’ultima volta, perché quando Erica lo scoprirà - e lo scoprirà - lo caccerà dalla sua vita. Non ha una casa, non ha un’auto, non ha un ufficio e non ha il becco di un quattrino. Con questi pensieri in testa e il cuore pesante, Contrera sgattaiola in mutande fuori dalla stanza e si imbatte in Luca, intelligentissimo figlio adolescente di Erica, arguto, cinico e protettivo, che sta guardando un film di François Truffaut, in cui l’immagine di “un nasone transalpino che corre per raggiungere il treno” è stoppata in favore di un dialogo impari. Nonostante sia solo un ragazzino, riesce a metterlo continuamente in difficoltà. “Anzi, lui è LA difficoltà fatta a persona” e l’investigatore non vede l’ora di levarsi di torno, anche affrontando la pesante nebbia novembrina che opprime Barriera e i suoi abitanti multietnici...

Terzo capitolo delle avventure dell’investigatore più incasinato di Torino, un concentrato di sarcasmo, rancore, delusione e rimorso, che ne erodono l’animo già sbeccato di ex poliziotto corrotto, figlio degenere, marito infedele e padre inaffidabile. Ma forse è proprio la sua anima dannata, con la zazzera sale e pepe e la risposta pronta che lo rendono così affascinante per le donne e ai lettori. Inopportuno, ironico, sboccato e sempre interessato al sesso, intelligente tanto quanto disilluso, in L’assassino ci vede benissimo è alle prese con un duplice omicidio, che guarda caso lo sorprende proprio sulla scena. La risoluzione del caso, che manco a dirlo è merito suo anche se si muove al di fuori delle regole, si intreccia a temi di attualità: il razzismo e l’integrazione ancora difficile in un quartiere come Barriera di Milano, un ghetto con le sue logiche e le sue leggi. Narrato al presente, è di grande impatto: rapido, feroce, incalzante, e catapulta il lettore direttamente nella storia, comunicando tensione e attesa. La trama è accattivante e il giallo ben strutturato: Christian Frascella sa dosare i colpi di scena, le riflessioni amare, i dialoghi ben costruiti, i dettagli arguti ed è pienamente a suo agio tra le strade barrierine dove ha vissuto, e le espressioni taglienti e disilluse di un Contrera che vorrebbe essere un uomo migliore, un padre migliore, perché “Non c’è peggior Contrera di chi non vuol essere Contrera”. L’assassino, invece, resta un privilegiato, perché è l’unico a sapere quanto in basso può spingersi un essere umano: “Noi tutti siamo a metà di un tunnel buio, lui invece ci vede benissimo”.



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