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L’avvocato G.

L’avvocato G.

La signora M. è una neo commessa del Dogliani-Bianchi, lo studio legale rivale dell’avvocato G.: un insolito principe del foro d’origini irlandesi che, come avvocato, non è mai entrato in tribunale; si occupa, infatti, di diritti cinematografici. Dopo le principali ritrosie di lui (che, a seguito del suo piatto matrimonio, aveva del tutto dimenticato la “sintassi della seduzione”), s’intreccia tra i due (anche lei sposata) una relazione clandestina, come una boccata d’aria buona per l’avvocato G., al punto da sfiorare l’idea, da parte dell’uomo, d’una nuova progettualità. A tessere le fila della storia, fino a insinuarsi del tutto nelle sue stesse maglie, sono le pagine di diario di lei, (mal) affidate, in gran segreto, alla sua migliore amica…

L’avvocato G. si lascia disegnare come un personaggio anonimo, senza volto né lineamenti: segaligno e piatto come una retta infinita, più o meno calpestata da un astuto “tris di donne” che in lui inciampa. La trama si dipana in poche pagine, sfiorando appena il confine del racconto lungo: tuttavia, lascia alla storia il suo legittimo respiro temporale e il suo spessore, attraverso una prosa schietta che, proprio nel dire, accende e alimenta la fiamma guizzante del non detto. L’avvocato G. è un uomo ordinario e, al contempo, usurato dalla sua stessa ordinarietà. Che si riaccende, piano, dalle sue ceneri: ma sempre come una fiamma piuttosto fragile e, quindi, soggetta al primo colpo di vento.