L’educazione di un fascista

L’educazione di un fascista

C’è un filo, per molti ancora invisibile, che nell’Italia del terzo millennio lega tra loro fenomeni apparentemente slegati, e il colore di questo filo è nero. Il nero, ad esempio, dei simboli runici, delle croci celtiche, delle svastiche, tatuati sulla pelle dei fighters e del loro pubblico nelle palestre dove si combattono le MMA (Arti Marziali Miste) oppure il thailandese muay thai; sulla pelle degli ultrà che affollano le curve negli stadi e picchiano o uccidono gli avversari. Il nero dei “Nostri Canti assassini”, composti da un terrorista degli anni di piombo, che i bambini imparano a memoria in certe colonie estive per cantarli disciplinatamente a fine giornata (“Scordammo la casa e il suo caldo com’era per il caldo più freddo di una fredda galera”). E ancora, il nero dei partiti dichiaratamente neofascisti che, mentre inviano i loro emissari ad aiutare gli italiani bisognosi, organizzano le ronde punitive contro gli stranieri; il nero di quelli che come dottrina di vita osannano il decalogo della Decima Mas, l’unità “complessa” di Junio Valerio Borghese al servizio della Repubblica Sociale Italiana: “[...] 6. Devi avere il coraggio dei forti, non dei disperati; 7. La tua vita è preziosa, ma l’obiettivo è più prezioso [...]”. E infine, il nero dei ragazzi che si rifugiano in questi mondi perché credono di trovarvi identità, calore, appartenenza, famiglia, ma se a un certo punto si accorgono di aver sbagliato e scappano via, vengono inseguiti...

Con L’educazione di un fascista, Paolo Berizzi (1972), giornalista de “la Repubblica” e da tempo autore di inchieste sui gruppi e i partiti della nuova estrema destra italiana, completa per noi un amplissimo reportage iniziato nel 2018 dal suo NazItalia. Viaggio in un Paese che si è riscoperto fascista e ancor prima con Bande nere del 2009. La forza e la meticolosità del lavoro di Berizzi sono così dirompenti che nel 2019 gli viene assegnata la scorta, a seguito delle minacce ricevute dai nazifascisti, dei quali sa narrare – con talento da romanziere, pur non abbandonando mai il rigore della ricostruzione circostanziata – la genesi, lo sviluppo, l’infiltrazione (e la collusione con alcuni partiti “istituzionali”) nell’intero territorio dell’Italia, come accade anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti. Le cause dell’espansione di tale fenomeno sono da ricercarsi in parte nello sdoganamento a destra promosso da una certa politica italiana, già a partire dagli anni Novanta e via via fino a oggi, con risultati di inquietante “fascistizzazione”, e in parte nel permissivismo e nel silenzio-assenso del centrosinistra. Al di là del corretto inquadramento del fenomeno, L’educazione di un fascista lascia il segno, a fine lettura, per qualcosa di più toccante e profondo: ciò che Berizzi ci restituisce è la storia di una sconfitta, quella della democrazia occidentale, che non ha più alimentato i sogni delle ultime generazioni, lasciando così risorgere gli incubi di un credo che si riteneva ormai sepolto.



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