L’eredità di Mrs Westaway

Harriet Westaway è una giovane donna sola e in condizioni economiche disastrose. L’appartamento in cui vive da quando era bambina è gravato da sfratto, lei non ha un centesimo e il precario lavoro di cartomante ereditato da sua madre - morta quando lei aveva diciotto anni - certo non le dà la sicurezza economica in grado di far fronte alla quantità di spese che ogni giorno sembra cascarle addosso sotto forma di fatture, avvisi di morosità, debiti accumulati. Harriet ne trova una quantità impressionante anche questa volta mentre torna nel suo appartamento con in mano un cartoccio di fish & chips che dovrebbe essere la sua cena, o perlomeno quello che si può permettere con i pochi spiccioli a sua disposizione. In realtà ad Harriet quelle buste accumulate e che riportano pessime notizie non fanno quasi più nessun effetto, a turbarla davvero è lo sfratto che incombe su quell’appartamento e ciò che questo comporta. In quel posto, in realtà ridotto male e affatto elegante, la giovane donna ha i ricordi di tutta la sua vita. La sua esistenza passata con sua madre. Le rimembranze della sua infanzia. Tra una bolletta e l’altra da aprire e cestinare Harriet, infatti, guarda le foto incorniciate sulla mensola e vede una bella donna ancora giovane e una bambina sorridente e si chiede cosa sia andato male. Tutto quanto, è la risposta. La morte di sua madre l’ha lasciata praticamente da sola, senza un soldo e l’ha costretta anche ad abbandonare la scuola e ora vaga tra preoccupazioni di sfratto e richieste di soldi da estranei, potendo mangiare a stento una cena molliccia e untuosa. ma mentre sfoglia affranta le varie buste dei creditori si imbatte in una missiva completamente diversa da tutte le altre, che reca una intestazione che non gli dice nulla e che proviene da un posto che non conosce. Harriet la apre più che altro per curiosità e scopre che la nonna, che viveva in Cornovaglia, morendo le ha lasciato una vera fortuna. Un patrimonio che aspetta solo lei per essere rivendicato. La buona sorte finalmente si è ricordata di lei? Niente più fish & chips per cena e lettura delle carte per racimolare spiccioli? Al diavolo lo sfratto e i creditori? In realtà sembra tutto troppo bello e soprattutto arrivato al momento più giusto. Il fatto è che la nonna di Harriet è morta da quasi venti anni e soprattutto non viveva in Cornovaglia e non si chiamava in quel modo. E quindi Harriet è davvero diventata una ricca ereditiera o deve solo giocarsi questa chance al meglio?

Ruth Ware è superlativa nel ricreare le ambientazioni più convincenti e fascinose per i suoi romanzi. E anche in questo ultimo libro il lettore viene immediatamente catturato dai dettagli della storia, dalle location descritte, dagli oggetti di uso comune, da quel mood tutto inglese che si espande in eguale maniera dalla città alla campagna. L’eredità di Mrs Westaway in realtà viaggia su due piani ben precisi di costruzione narrativa e sono entrambi del tutto convincenti. Il primo è il senso del Fato, o meglio l’importanza che gli esseri umani danno allo stesso. È davvero questo a influire sulla vita degli uomini o in realtà ognuno è padrone del proprio destino decidendo, scegliendo, determinando di fare una cosa invece che un’altra? Harriet Westaway crede fermamente nel libero arbitrio e nonostante fin da piccola abbia visto sua madre leggere le carte e convincere o indirizzare le azioni e le decisioni di chi si rivolgeva a lei, sa che le carte non predicono un bel nulla e che fare la scelta giusta o la scelta sbagliata è più una cosa umorale che divinatoria. E adesso deve decidere se ingannare tutti e rischiarsela, o rimanere la giovane povera e senza una casa a cui il destino sembrava averla condannata. Il secondo piano che Ware mette in gioco nel suo bel romanzo è quello dei rapporti e delle dinamiche familiari. Uno schema molto caro agli scrittori inglesi. Che ognuno però tratta in maniera differente. C’è la società di Dickens, quella di Austen, quella di Doyle, quella di Agatha Christie e poi c’è quella di Ruth Ware e tutte sono differenti eppure uguali: sotto il glamour di residenze antiche, nobiluomini e nobildonne, ricchi borghesi e servitori compiti il marcio dilaga e i propri interessi e la loro salvaguardia valgono ben qualche azione non del tutto lecita. L’eroina e protagonista di questo romanzo deve sbrogliarsela con entrambe queste cose. Deve decidere cosa sia il meglio per sé e guardarsi anche accuratamente le spalle. È davvero un buon libro questo di Ruth Ware, che ha anche una scrittura facile e scorrevole, uno stile snello e appropriato all’argomento e quella sottile ironia britannica che rende sempre tutto molto molto piacevole.

 


 

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