L’eroe di Milano

L’eroe di Milano

Anatolia, 10 giugno 1190. I pellegrini cristiani si battono nella crociata voluta da Federico I detto il Barbarossa e dai sovrani europei, destinazione finale Gerusalemme. Alberto da Giussano è tra di loro, al servizio di quell’imperatore che fin dalla sua gioventù vedeva come il nemico, il tedesco sovrano in antitesi all’autonomia dei comuni. Questa volta però l’imperatore ha l’appoggio del papato, e ciò rende santa la spedizione, degna di essere portata avanti senza remore e senza discussioni. Ad Alberto viene quindi offerta su un piatto d’argento la possibilità di espiare i propri peccati e i sensi di colpa che già da troppo lo stanno opprimendo. Al suo fianco c’è la compagna Elsa, logorata da dubbi e fortemente turbata da cattivi presentimenti. Il Barbarossa è vecchio, stanco, non più vigoroso come un tempo, e questo è chiaro a tutti i pellegrini. Durante la marcia un giorno il cavallo dell’imperatore all’improvviso s’imbizzarrisce e fa precipitare il Barbarossa sulla riva di un fiume, mentre Elsa scompare lentamente dalla vista di Alberto… Trent’anni prima a Crema: Federico Barbarossa è a capo dell’esercito assediante, insieme ai prigionieri portati con sé da precedenti scontri coi comuni e al suo esercito tedesco. Tra questi prigionieri vi è Alberto. È partito per la sua prima campagna seguendo due condottieri ambiziosi: Guido da Landriano e il fratello Enrico, “ma il suo primo scontro aveva svelato in un batter di ciglia l’illusione. L’armata milanese era caduta in un’imboscata e la prima battaglia combattuta da Alberto si era risolta in una disfatta: era caduto prigioniero quasi senza aver fatto in tempo a sguainare la spada”...

Andrea Frediani, storico, saggista e scrittore (premio Selezione Bancarella 2014 per il romanzo Il trionfo di Cesare, terzo volume della trilogia Dictator), fa ruotare il romanzo intorno a due figure leggendarie: Alberto da Giussano e la Compagnia della Morte. Probabilmente entrambe mai esistite, ma poco importa all’autore, al quale interessa invece solo la possibilità della loro esistenza, e le testimonianze che ne hanno determinato la fama leggendaria. Il primo a parlare di Alberto da Giussano, secondo le fonti storiche, fu Galvano Fiamma, un monaco domenicano vissuto nella prima metà del XIV secolo, e lo fece in riferimento alla battaglia di Legnano del 1176. Secondo il monaco, Alberto fu un valoroso condottiero che guidò la Compagnia della Morte, un esercito che resistette fino all’ultimo contro l’armata imperiale di Federico Barbarossa e che svolse un ruolo fondamentale all’interno dello scontro. Un altro Alberto inoltre, Alberto da Cairate, è uno dei personaggi principali del romanzo. Anche lui di Milano, amico di Alberto da Giussano, e oppresso da un padre che vorrebbe gesta eroiche dal figlio, ma che puntualmente viene deluso dallo stesso; la sua ammirazione ricade anzi sull’amico del figlio, ai suoi occhi più coraggioso e onorevole. L’amicizia tra i due è progressivamente minata dall’invidia, dalla gelosia, e destinata a mutare in accesa rivalità, sullo sfondo di una Milano in tumulto. L’autore appunta che tra le personalità più in vista delle vicende della Lega lombarda del tempo spiccano due Alberto (Cairate e Longo), e questo l’ha portato a sviluppare un dualismo tra questi due personaggi, di opposto temperamento. Frediani ripercorre così, con la precisione dello storico ma anche la fantasia del narratore di razza e una prosa scorrevole, tutte le tappe e gli eventi della lunga diatriba che intercorse tra i comuni e l’imperatore, dall’assedio di Milano fino alla battaglia di Legnano, e infine alla Pace di Costanza, (con la quale Federico Barbarossa rinunciava alla nomina dei podestà e concedeva ampia autonomia ai comuni, oltre al riconoscimento della Lega Lombarda) attraverso il punto di vista di personaggi indimenticabili.



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