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L’esperienza del cielo

Il Cerro Toco è un vulcano cileno di oltre cinquemila metri sul livello del mare; si trova vicino al confine con la Bolivia, solcato da un crocevia di piste rudimentali di vecchi minatori, battute oggi anche dai trafficanti di droga. Da quelle parti sorge l’Acatama Cosmology Telescope, uno dei principali strumenti di osservazione del cielo installati in questo deserto che, grazie alle sue condizioni atmosferiche, è un santuario per scienziati e ricercatori che vi giungono da tutti i continenti per lo studio di galassie, buchi neri e radiazioni cosmiche. Puntare il telescopio verso il cielo sudamericano è l’ultimo atto di un percorso che comprende il trasporto di materiali delicatissimi senza le adeguate infrastrutture e, spesso, l’astronomo diventa meccanico per riparare i piccoli grandi guasti, ingrassare gli ingranaggi, tarare i sensori. Molti, molti chilometri più a Sud dell’Acatama, nel bel mezzo dell’Antartide, in un deserto di ghiaccio perenne, sorge invece la base americana di McMurdo. Anche qui, ogni anno, durante l’estate antartica - che corrisponde al nostro inverno - fanno tappa spedizioni di astronomi, geologi, oceanografi per portare a compimento nuovi progetti di ricerca. Questa zona, infatti, non appartiene a nessuno Stato: è di tutti coloro che intendono usarla per la scienza. In un clima di camping no-limits, la comunità scientifica residente sulla piattaforma ghiacciata dell’Antartide si mette alla prova lavorando senza attendere il tramonto e la notte, che non arriveranno mai, per far volare il telescopio Blast nella stratosfera…

In questi due luoghi estremi, con un intermezzo nell’efficientissima University of Pennsylvania, una delle più prestigiose ed elitarie scuole degli Stati Uniti, si è svolta la vita di Federico Nati, astrofisico sperimentale, nato a Roma nel 1975. I suoi diari, originariamente pubblicati su blog e social media, sono diventati un libro pubblicato da La nave di Teseo. Diversamente da tanti saggi divulgativi di fisica e astronomia che - fortunatamente - stanno conquistando sempre più lettori, il diario di Nati è anche, e soprattutto, un’avventura scientifica e umana, persino intima. Al di là dell’ansia da prestazione nel governare i costosissimi strumenti della NASA, l’animo dello scienziato più concentrato non può che cedere di fronte al cielo di quei luoghi. Cielo, riflette l’autore, “che arriva da un profondo passato”, come “una reliquia, un’eco di mondi estinti o mutati, una lettera postuma”. Nostalgie dell’esploratore in terre (quasi) incognite, sicuramente non accoglienti. Nati, dunque, accanto a piccole lezioni pop di cosmologia (e con una serie di sue fotografie davvero belle), ripercorre in prima persona il suo destino di studioso e l’impegno per affrontare le difficoltà del suo mestiere e delle scelte che comporta, mostrandoci gli imprevisti come ingrediente fondamentale per la scoperta: una delle molle più produttive, e umanissime, per l’acquisizione di nuove conoscenze

LEGGI L’INTERVISTA A FEDERICO NATI