L’estate del mirto selvatico

Federico conta i gabbiani guardandoli nel loro volo che sporca il cielo e per la quarta volta nella giornata bestemmia. Continua a seguirli con lo sguardo fino a consumarsi gli occhi mentre quei maestosi uccelli spettinano le nuvole. Sospira, sorseggia il suo caffè storcendo il muso davanti allo scontrino che tiene tra le mani e poi porta all’orecchio la conchiglia posata sul conto. Getta lo sguardo verso il suo smartphone e resta deluso dal vedere che non vi è alcuna chiamata o notifica da parte di Veronica. Capisce che questa volta tra loro è davvero finita. Se ne sta fermo su una bellissima terrazza di un hotel sul lungo mare di Latina ma si chiede ancora il perché sia finito lì. Ha sbagliato percorso e ha deciso di deviare verso quel luogo che gli ricordava tanto la Beirut dei palazzi disossati durante il conflitto mediorientale. Aveva deciso di fare in quel posto una pausa prima di giungere alla meta. Alla sua sinistra il profilo della maga Circe, il promontorio del Circeo. È stato quel profilo a catapultarlo con la mente a quell’estate maledetta di molti anni prima e a costringerlo adesso a lasciare Roma e a imboccare la Pontina per recarvisi. Accanto a lui c’è Apollo, il suo boxer esuberante che ha deciso di portare con sé per avere un compagno di viaggio e di avventura. Tanti pensieri si agitano nella sua mente: la crisi con Veronica, la sindrome dello schermo bianco che ha messo in stallo la sua attività di scrittore di successo e lo sta facendo tardare nella consegna del nuovo romanzo. E poi come se non bastasse quella notizia, una di quelle che ti cambiano la vita. L’ha letta sul sito dell’ANSA: in una grotta del monte Circeo un gruppo di speleologi ha ritrovato uno scheletro con accanto pietre levigate usate come strumenti di caccia. Così Federico ha capito che era tempo di fare i conti col passato...

L’estate del mirto selvatico è un romanzo avvincente ambientato in un contesto affascinante e misterioso: il Circeo. L’autore mescola in questa sua opera gli elementi salienti della narrazione, della suspense, del giallo e del mistero con temi di ampio respiro che consentono a ogni lettore di trovare qualche affinità. Dalla crisi della vocazione alla scrittura, alle difficoltà relazionali con la persona che ci sta accanto. Dalla costante propensione dell’essere umano alla ricerca della verità, al coraggio di affrontare i propri sentimenti, il proprio passato e il proprio presente. L’autore sa utilizzare una scrittura fluida e rapida che conduce velocemente il lettore, pagina dopo pagina, alla scoperta delle tante vicende narrate e dei numerosi misteri costruiti. Ma la sua scrittura sa farsi all’occorrenza più riflessiva per accompagnare la mente lungo i percorsi tortuosi dell’introspezione e dei ricordi. Costante è la tensione dell’opera ad aprire per il lettore finestre sull’animo umano dei personaggi raccontati così da permettere a ognuno di essi di divenire emblema della contemporaneità e della dimensione umana. Una lettura che convince quindi, perché mentre avvince e cattura (il lettore si chiederà costantemente cosa è accaduto quella notte del 3 luglio 1990), fa riflettere sulle relazioni interpersonali e sul peso della verità. Una storia condita da numerosi personaggi e dialoghi che mette in scena un racconto corale ed efficace. Un romanzo che fa viaggiare nello spazio e nel tempo.

 


 

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