L’estate incantata

L’estate incantata
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Quella mattina Douglas Spaulding, dodici anni, ha avuto da subito la strana certezza che sarebbe stata una giornata speciale. Assieme a suo fratello Tom, di due anni più piccolo - una specie di genio delle statistiche - e a suo padre, è andato nella foresta, lontano da Green Town, a cogliere more selvatiche e fragole. Tutti i sensi all’erta, percepiva una sorta di presenza incombente: qualcosa che sembrava nascondersi, che restava ai margini della consapevolezza, mentre raccoglieva i frutti di bosco, o mentre giocava a fare la lotta con suo fratello. E poi, all’improvviso “tutto, assolutamente tutto era davanti a lui. Il mondo gli restituì lo sguardo come la gigantesca iride di un occhio ancora più immenso, un occhio che, come il suo, si era appena aperto per contemplare le cose. E Douglas capì che cosa gli era balzato addosso e seppe che non l’avrebbe abbandonato mai più. Sono vivo, pensò. […] Non l’ho mai saputo prima, e se l’ho saputo l’ho dimenticato! Urlò con quanto fiato aveva in gola, ma solo nella sua mente. Pensaci, pensaci! Hai dodici anni e te ne accorgi solo adesso. Hai scoperto un prezioso orologio, un raro segnatempo coperto d’oro e garantito una vita…”. È l’inizio dell’estate del 1928…

Ray Bradbury, già autore di Cronache marziane e di quel capolavoro distopico che è Fahrenheit 451, riversa a piene mani in questo testo ricordi delle estati trascorse dai nonni a Waukegan, nell’Illinois: il titolo originale Dandelion Wine (letteralmente Vino di denti di leone) prende spunto da uno dei rituali che segnavano il trascorrere della bella stagione, la periodica raccolta dei fiori del tarassaco - la comune cicoria selvatica - da cui veniva tratto un infuso da conservare ed assaporare in pieno inverno: “… il vino di dente di leone era in cantina per ricordargli ogni giorno e ogni mese della stagione calda. Ci sarebbe andato spesso, avrebbe guardato il sole che brillava nel vino dorato fino a non poterlo sopportare, poi avrebbe chiuso gli occhi…”. Uscito inizialmente nel 1957, L’estate incantata riprende un racconto pubblicato nel 1953 nel “Gourmet Magazine”, e dà inizio al “ciclo di Green Town”, un piccolo universo narrativo fortemente autobiografico ambientato nella cittadina immaginaria di Green Town, dietro cui si nasconde appunto Waukegan, di cui fanno parte altri due romanzi - Addio all’estate, ideale seguito di questo romanzo, il più celebre Il popolo dell’autunno -, e la serie di racconti “Summer morning, Summer Night”. Il romanzo si dipana tra scene di vita che animano la piccola comunità e che fanno da sfondo al senso di scoperta, alla sensazione meravigliosa di essere vivi, e di avere un’esistenza da esplorare, ai momenti di passaggio, alle emozioni intense, ai primi distacchi, alle prime perdite importanti, a quell’insieme frammentato di chiaroscuri e contrasti di quel momento irripetibile di passaggio dall’infanzia alla pre-adolescenza, con il suo carico di meraviglie e di prime volte che pochi altri autori hanno saputo così efficacemente descrivere.



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