L’età incerta

L’età incerta

“Sei espugnato, Colston, sei espugnato?” gridano i compagni di scuola mentre lo picchiano per il reato di aver scritto la parola “espugnato” sul suo diario. Leo Colston, 12 anni, è un conformista, non ha mai pensato che la sua sofferenza sia legata a una falla del sistema o dell’animo umano, ma dopo la morte di suo padre, l’estate passata a letto con la difterite e l’accoglienza dei compagni nella nuova scuola, prende il suo diario e vi scrive col sangue affinché i suoi aguzzini vengano maledetti. E così è. Jenkins e Strode cadono dal tetto e finiscono in ospedale con parecchie ossa rotte. Da quel momento Leo è Il Mago della scuola, ha trovato il suo posto con un ruolo che lo avvicina sempre più alla spirale ascendente dello zodiaco – forse non alla virilità imperiosa e alla nobiltà dell’Ariete o del Leone, ma sicuramente alla forza del Sagittario – e all’avvento del nuovo secolo, il Novecento, con la sua attrattiva mistica e romantica, con le sue promesse. Così, nel suo Diario per l’anno 1900 Leo appunta le sue esperienze, la sensazione di essere diventato un vincente e l’invito a casa del compagno Marcus Maudsley per l’estate. Maudsley e la sua famiglia vivono a Brandham Hall, un’imponente e lussuosa villa nel Norfolk, sono ricchi e raffinati e Marian, la sorella di Marcus è l’immagine stessa della bellezza. È proprio Marian a convincere il giovane Leo a fare da intermediario tra lei e il fattore Ted Burgess, trascinandolo in un gioco tutt’altro che conformista e molto più grande di lui. Cinquant’anni dopo Leo ritrova il diario e da lì ripercorre l’estate dei suoi 13 anni, l’estate che per tanto tempo ha deciso di dimenticare e che tuttavia ha dato forma alla sua vita, scolpendo la persona che è diventato. “Il mio segreto – la spiegazione di ciò che sono – giace lì. Mi prendo molto sul serio, certo. Importa a qualcuno chi sono adesso o chi ero allora? Ma ogni uomo è importante per se stesso, prima o poi”...

The Go-Between di L. P. Hartley è stato pubblicato per la prima volta a Londra nel 1953 e tradotto in italiano da Garzanti negli stessi anni; ora, in un quanto mai incerto 2020, questa perla della letteratura inglese del Novecento è tornata sugli scaffali delle nostre librerie grazie a Neri Pozza. L’incipit merita una menzione d’onore: “Il passato è una terra straniera; fanno le cose in modo diverso lì”. Il passato è il vero protagonista di questa storia, un passato che si svela, sfugge e si dispiega, un viaggio nella memoria costruito con sapienza e cura dei dettagli. L’età incerta, infatti, mantiene la promessa del suo incipit e si articola come un percorso attraverso quella terra straniera, lontana e al contempo incredibilmente vicina. È un romanzo di formazione che intreccia i temi della crescita, dell’accettazione di sé e dell’altro, dell’emancipazione da regole e convenzioni sociali asfittiche, della ricerca del proprio posto nel mondo dei pari, all’immagine della fine di un’epoca e dell’inizio di un’altra; un romanzo che si potrebbe definire un memoir anche se la narrazione autobiografica appartiene a un personaggio che, in quanto tale, vive solo tra le pagine di Hartley e nell’immaginazione dei suoi lettori e di chi ha visto l’adattamento cinematografico diretto da Joseph Losey nel 1971, Messaggero d’amore. Proprio come la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, non solo l’età del protagonista è sinonimo di mutamento e incertezza, un momento di passaggio, ma il ruolo stesso che egli assume nel corso della narrazione è quello dell’intermediario, del messaggero, colui che sta in mezzo. E tuttavia la sua condizione è tutt’altro che innocente e si trascina ben oltre i confini delle tragiche vicende dell’estate del 1900; in fondo, anche il Leo adulto ha vissuto una vita nel mezzo, in attesa. La scrittura di Hartley è ricca, sinestetica – elemento che risalta nel confronto con le annotazioni essenziali del diario di Leo – e conduce, rigorosa ed elegante, verso un finale intriso di struggente nostalgia. “Chiedi a te stesso se hai realizzato le tue speranze. Sei espugnato, Colston, sei espugnato, e altrettanto può dirsi del tuo secolo, il tuo prezioso secolo in cui avevi sperato tanto”.



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