L’imitazione di una foglia che cade

L’imitazione di una foglia che cade

Un giornalista e scrittore di successo che da anni vive da solo, chiuso e abituato alla sua confortante solitudine, un giorno riceve un pacco inaspettato. Quando lo apre scopre con sua grande sorpresa che contiene un libro che un tempo gli era appartenuto. Si tratta di un’edizione sgualcita della Historia Francorum di Gregorio di Tours. Né sul pacco né sul libro è scritto alcunché, né tantomeno è riportato il nome del mittente. L’unica cosa che vi è scritta è un indirizzo: “Piazzale Martini, Milano”. Ma quell’indirizzo non dice nulla allo scrittore. Tenace, inizia a sfogliare il libro fino a quando nella parte posteriore rinviene qualcosa che lo sconvolge: il quaderno sul quale aveva scritto in giovinezza il suo primo romanzo, mai pubblicato. Ciò è quanto basta perché nella mente dello scrittore divampi l’incendio della memoria; incendio che cresce in modo esponenziale alla vista di un altro singolare ritrovamento: una vecchia foglia d’acero, color marrone chiaro. Adesso i ricordi sono completamente liberi di vagare nella mente dell’uomo e lo conducono a molti anni prima, nell’età della giovinezza in cui lo scrittore era solito frequentare, insieme ad altri amici, la bancarella di libri di un anziano signore francese noto come Monsieur Pineau, proprio in piazzale Martini...

È questo l’abbrivio del breve ma intenso romanzo di Luca Doninelli, L’imitazione di una foglia che cade. L’autore racconta il percorso che compie la memoria di un uomo quando qualcosa la stuzzica aprendo al suo interno una breccia profonda. È il racconto di un viaggio esistenziale, sentimentale e filosofico dove lo scrittore ripercorre le tappe salienti della sua esistenza, dell’amore con una donna che all’improvviso si era stancata della vita con lui, dell’amicizia con un uomo molto singolare. È la storia di uno scrittore che ha raggiunto il successo, eppure sente di aver smarrito quella scintilla degli albori, di quanto la parola era qualcosa da strappare al regno del nulla, del non senso e del silenzio per raccontare il mondo. Doninelli compone un romanzo piccolo ma accecante che sorprende per la sua immediatezza e sincerità e affascina per il candore e la verità del dolore che permea l’animo della voce narrante. Un dolore tinto di incertezza e smarrimento ma che funge anche da stimolo per una crescita personale come uomo e come scrittore. La lingua dell’autore è scorrevole e misurata. Sa incantare, raccontare, descrivere, narrare. Non si sottrae al compito della letteratura, cioè quello di coniugare temi grandi e imponderabili con le vicende piccole ma piene di significato di ognuno di noi. Doninelli racconta un viaggio nella e attraverso la memoria; un viaggio fatto di quotidianità e coraggio, di lettura del presente e solitudine e sa farlo con generosità e misura. Un libro prezioso che il lettore, al termine, vorrà rileggere.



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