L’incredibile storia di António Salazar, il dittatore che morì due volte

L’incredibile storia di António Salazar, il dittatore che morì due volte

È il 3 agosto 1968 e Augusto Hilário, un umile callista, non potrebbe mai immaginare quello che sta per succedere al sonnacchioso Portogallo. Verso le otto del mattino un’auto della Presidenza del Consiglio lo preleva da casa sua in Rua do Carmo, a Lisbona. Suo padre Viseu aveva studiato nella stessa scuola di Salazar e ne era diventato l’infermiere callista. Alla sua morte, Augusto Hilário per eredità riceve lo studio ed il suo cliente più prezioso, il Primo ministro in persona. Si incontrano ogni tre settimane non per vezzo, ma per una necessità fisica del dittatore. La rottura del piede destro in età giovanile è per Salazar un tormento: dolore continuo, le sue ossa sono fragili, si formano calli e per questo porta sempre stivali morbidi da bambino. Dona Maria de Jesus Caetano Freire è la sua governante storica, che si prende cura in tutto e per tutto del Primo ministro. All’arrivo del callista al Forte, lei lo controlla mentre prepara gli strumenti per il trattamento di pedicure curativo. Salazar è al piano di sopra, si sta vestendo e prima di scendere chiede i giornali inviati dal palazzo presidenziale, ma non sono ancora arrivati. Augusto Hilário si lava le mani, pensando a come curare: l’alluce valgo, i calli, le micosi, le verruche e a massaggiare il piede infermo. Questo difetto è a conoscenza solo della famiglia e lui deve custodirne il segreto con cura. Ad un tratto si sente uno schianto e si gira di scatto. Salazar quando si siede lo fa pesantemente e la sedia da regista con la tela alle spalle cede. Cade e batte forte la testa. Augusto corre in soccorso, portando un bicchiere di acqua zuccherata. Salazar è pallidissimo, ma pretende che quella caduta non sia rivelata a nessuno. Si rialza e aspetta il suo trattamento. Anche Dona Maria arriva e si rende subito conto che il Presidente ha preso una brutta botta e insiste per chiamare il dottor Eduardo Coelho, ma Salazar rifiuta. Il suo corpo non può tradirlo, pensa mentre guarda il tramonto dalla terrazza del Forte di Santo António da Barra, all’Estoril, constata che l’impero è ancora lì, inamovibile, come lui...

Questa biografia romanzata di António de Oliveira Salazar, impeccabilmente scritta da Marco Ferrari, basata su fatti realmente avvenuti e documentati, fa luce sulla complessa personalità del dittatore portoghese. Attraverso la narrazione per flashback della sua ascesa, descrive nei dettagli le dinamiche del Estado Novo, nato sulle macerie della Seconda repubblica portoghese nel 1933 e durato per i successivi quattro decenni, fino alla Rivoluzione dei garofani del 1974. Uomo immateriale e invisibile, Salazar non viaggia né in aereo né in nave e presenzia pochissimo alle cerimonie sociali. Pur governando terre vastissime è uscito dal Portogallo solo tre volte, per dieci chilometri, per incontrare Franco in Spagna. Il potere dell’Estato Novo si basa su questa figura di campagna, che ha dato al mondo agricolo un posto centrale nell’immenso impero coloniale portoghese. Mentre Francia e Inghilterra decolonizzano e creano strutture di supporto, il Portogallo non ha dato nessuna indipendenza. Anzi, Antonio Salazar, da ex seminarista, pensa di essere stato incaricato da Dio di conservare la famosa via delle spezie, che da Lisbona passa per Guinea Bissau, Capo Verde, Sao Tomè e Principe, Angola, Mozambico, Goa, Timor Est per giungere a Macao. Si ritrova nell’agone politico per caso e diviene l’uomo che ha messo insieme diversi poteri, militare in primis, religioso e corporativo. Il supporto repressivo è la polizia politica segreta creata nel 1933, la PIDE (Polícia Internacional e de Defesa do Estado). Erano più di ventimila gli addetti della PIDE tra ispettori, capi brigata, agenti, funzionari e tecnici, ma è calcolato che gli informatori ammontassero a duecentomila. Salazar studia a memoria le schede e i resoconti delle persone controllate. La sua ossessione sono i clandestini, coloro che per motivi politici decidono di rimanere nel Paese, cambiare identità e continuare la militanza politica. È con maniacale senso di possesso che si appropria delle anime dei portoghesi. Questi resoconti, che gli venivano inviati settimanalmente, sono conservati al Forte di Santo António da Barra e Marco Ferrari ha potuto consultare queste carte ingiallite. Anche se profondamente cattolico, Salazar non risponde mai a nessuna delle lettere di madri o mogli che scrivono per intercedere per i figli o i mariti sequestrati dalla polizia. La novità di questo libro è lo studio della metodologia del terrore di questa dittatura. Nelle isole delle colonie le vecchie fortezze portoghesi sono trasformate in carceri, adibiti principalmente alla tortura. Tristemente famosa è la Colónia Penal di Tarrafal, a Chão Bom, nell’isola di Santiago, a Capo Verde. Salazar era un dittatore segreto, discosto, che secondo varie testimonianze, sarebbe morto in stato di verginità e castità in conseguenza di un voto fatto alla Madonna quando era studente nel seminario di Viseu, vicino Coimbra. Non a caso sotto il regime, il culto della Madonna di Fátima fu enormemente incentivato. Dopo la caduta di quel 3 agosto 1968 verrà ricoverato all’ospedale della Croce Rossa per un’emorragia cerebrale e dato praticamente per morto: ecco la sua prima morte. Rimarrà in vita fino al 1970 e saranno anni di terribile finzione. Tutto il potere non riesce a dire a quest’uomo che è stato sostituito da Marcelo Caetano. Va in scena la più incredibile sceneggiata che il mondo occidentale abbia conosciuto. Il direttore del "Diário de notícias", principale quotidiano portoghese, Augusto de Castro, arriva perfino a confezionare una copia del giornale a uso esclusivo dell'(ex) dittatore. Si coprono tutti gli articoli che citano Marcelo Gaetano quale presidente del Consiglio, con pubblicità o feuilleton. In pratica, l’ultimo Salazar finì intrappolato nelle maglie della censura da lui stesso ideata. Importanti sono le testimonianze del suo medico Eduardo Coelho che raccontano quel delicato passaggio che portò alla fine della dittatura. Sono di grande rilevanza le parole della donna che per trentacinque anni è stata la sua governante, Donna Maria de Jesus Caetano Freire, forse la vera governatrice del Paese. Il 27 luglio del 1970 muore uno degli uomini più potenti del mondo, António de Oliveira Salazar. Minuzioso e calcolatore, aveva sottovalutato un elemento essenziale: anche i despoti muoiono. Lui addirittura due volte.



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