L’infanzia di Maria

L’infanzia di Maria

“Forse fu all’ora terza, forse alla nona. Cucito qualche giglio sul vestitino alla buona. Forse fu per bisogno. O peggio, per buon esempio. Presero i tuoi tre anni e li portarono al tempio”. Canta della Madonna fanciulla il cantautore Fabrizio De André, in un brano che sembra una traduzione poetica del Protovangelo di Giacomo, un testo risalente probabilmente, al II secolo dopo Cristo, che si concentra sul racconto dell’infanzia della donna chiamata a essere madre di Dio. Attesa e allevata con ogni dedizione dai due anziani genitori, ad appena tre anni, la piccola Maria viene portata al tempio, per essere educata secondo la legge ebraica. E proprio lì, posta su un gradino dell’altare dal sacerdote Zaccaria, Maria danza, mentre il Signore sparge grazia attorno a lei. Un particolare che richiama la danza piena di ardore del re David, dalla cui stirpe la Vergine discende, dinanzi all’Arca dell’Alleanza. Un rimando che prelude alla sorte della bambina. Se nell’Antico Testamento l’arca, che conteneva le due tavole della legge di Mosè, è il simbolo della presenza di Dio in mezzo al suo popolo eletto, nel Nuovo Testamento, l’arca è una donna. È colei che ha portato nel suo grembo il Figlio di Dio fatto uomo, venuto per sancire una nuova ed eterna alleanza con tutti gli uomini. Lasciata Maria, i genitori, Anna e Gioacchino, “scendono” dal tempio, si avviano verso la loro dimora, pieni di gioia e grati al Signore, perché la loro piccina non si è voltata indietro, non li ha cercati, ma è “salita” al tempio guardando in direzione del luogo cui è stata da sempre destinata. Girarsi a guardare indietro invero, non è un buon segno nella tradizione biblica. È stata trasformata in una statua di sale la moglie di Lot, dopo essersi voltata per guardare dietro di sé Sodoma distrutta. Maria trascorre nove anni nel tempio e a dodici anni viene data in sposa a Giuseppe, un anziano falegname, vedovo, ma su di lui si è manifestata la volontà divina attraverso un segno prodigioso. La descrizione attenta dei primi anni dell’infanzia di Maria, ricca di allusioni alla sua stirpe regale in quanto discendente della casa di David, risponde a un criterio di funzionalità: la fanciulla è infatti la prescelta, colei che tutte le generazioni chiameranno beata.

Il Protovangelo di Giacomo è ricompreso tra i vangeli apocrifi, un genere letterario nato nei primi secoli dopo Cristo, rilevanti per comprendere la storia e la cultura delle comunità cristiane dei primi secoli, ma esclusi dal canone dei libri biblici, per la mancanza di alcuni dei criteri individuati ai fini dell’accoglienza nel canone. Il testo apocrifo dedica ampio spazio al racconto dei primi tre anni di vita della Madonna, poche parole liquidano invece, i nove anni trascorsi nel tempio. Una carenza colmata in parte, da altri scritti apocrifi, come il Vangelo dello Pseudo Matteo e dalla letteratura popolare successiva, intenzionata a rispondere alle istanze del sempre più nutrito popolo devoto al culto mariano. L’intento del redattore protogiacobeo sembra quello di anticipare nel racconto dell’infanzia della madre, il percorso del figlio e di intercettare nei primi anni di vita di lei, i segni profetici che si realizzano nel percorso terreno del Cristo, “la madre precede e il figlio segue”. Su ogni riferimento o allusione fa luce l’analisi testologica approfondita di Gilberto Marconi, docente di Letteratura cristiana antica all’Università degli Studi di Macerata. L’infanzia di Maria è una guida alla lettura del Protovangelo, destinata a un pubblico colto. L’autore raffronta i testi antichi e fornisce puntuali riscontri ai testi biblici citati, sottolinea la funzione degli strumenti sintattici utilizzati, ne spiega il senso, offrendo infine, una trama per contestualizzare e comprendere il testo protoevangelico e per integrare le carenze di quest’ultimo, come la vita di Maria nel tempio, attraverso la lettura dei molti altri testi menzionati dal Marconi, che non tralascia di citare De André e il testo del brano L’infanzia di Maria, incluso nell’album Buona Novella, del 1970.



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