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L’isola dell’infanzia

Isola di Tromøya, Norvegia meridionale, agosto 1969. Una famigliola proveniente da Oslo scende alla fermata dell’autobus per raggiungere la nuova casa dove vivranno. Padre e madre e due figli, abiteranno una casa ancora in costruzione in una zona residenziale in continua espansione. La donna con una mano tiene il piccolo Yngve, mentre con l’altra spinge una carrozzina dove riposa tranquillo Karl Ove, di un anno appena. Con questa immagine, che il neonato ancora non può ricordare ma che la sua mente ricostruisce, inizia l’infanzia di Karl Ove e la nuova vita della famiglia Knausgård sull’isola. Seguono i primi anni di scuola e le prime amicizie tra vicini di casa e compagni di scuola. Karl Ove è un bambino intelligente ma convinto anche di essere superiore ai suoi amici, sia per intelletto che per capacità fisiche. La realtà, soprattutto nelle prestazioni sportive, lo smentisce regolarmente, cosa di cui Karl Ove non si capacita. Dalla lacrima facile, con gli altri ragazzini intesse rapporti che non vanno oltre la semplice amicizia e non diventano unione forte, così come superficiale resta anche il suo legame con il territorio dell’isola. Il rapporto con un padre severo, che in casa ha fissato delle regole rigidissime e che punisce il figlio minore con dolorose tirate d’orecchi e sfuriate quotidiane, si incrina sempre più e, quando l’uomo si assenta per molti mesi per un corso, la casa senza di lui torna a respirare. “Odiavo papà, ma ero nelle sue mani, non esisteva nessuna via d’uscita per sottrarmi al suo potere. Era impossibile vendicarsi. Soltanto nei miei pensieri e con la fantasia, così tanto acclamata, ero in grado di distruggerlo”. Questo dirà il giovane Karl Ove pensando a suo padre. Gli anni passano, l’adolescenza si avvicina ma il carattere del ragazzo non migliora e i suoi rapporti con i compagni diventano sempre più problematici. Fino a quando il nuovo trasferimento della famiglia nella cittadina di Kristiansand si trasforma in una liberazione…

Inizia con un non ricordo, ovvero l’arrivo sull’isola di Tromøya, il terzo capitolo della monumentale serie di sei romanzi riuniti nel nome di La mia battaglia e che hanno proiettato lo scrittore Karl Ove Knausgård, nato nel 1968 a Oslo, nell’olimpo della letteratura norvegese. 3500 pagine autobiografiche nelle quali l’autore raccoglie tutti i suoi ricordi in maniera minuziosa e quasi maniacale, sforzandosi, come detto, di andare oltre e cominciare persino da un tempo in cui la sua memoria non poteva ancora esistere. Quello che leggerete nelle pagine di L’isola dell’infanzia è proprio questo: un racconto dettagliato della vita di un bambino nei primi anni Settanta, descritta in ogni sua sfaccettatura. Si coglie perfettamente lo sforzo dell’autore di riportare a galla i ricordi fin nei minimi particolari. Colori, suoni, odori, sensazioni, tutto deve essere descritto con la massima precisione possibile. Con questa operazione, che all’apparenza potrebbe sembrare tediosa quanto lunga, il risultato che si ottiene è però particolare. La vera vita di Karl Ove ti entra dentro, e se l’inizio può essere straniante, mano a mano che la lettura procede ci si rende conto che l’autore si sta aprendo completamente al lettore, senza nascondere alcunché dietro espedienti narrativi o giri di parole. Ogni capitolo di La mia battaglia è il risultato dello sforzo sovrumano di raccontare al mondo la propria vita. “Ero debole, lento, codardo: non forte, veloce, coraggioso. A che serviva che io, al contrario di loro, fossi stato in contatto con gli ideali, che io li conoscessi a memoria, (..) quando non potevo viverli in pratica? Quando piangevo per un nonnulla?”. È da questa breve confessione, da questa ammissione di debolezza, e dalla partenza verso Kristiansand, che Karl Ove Knausgård si mette definitivamente a nudo e ci introduce a quella che sarà la successiva fase della sua vita, raccontata nel capitolo intitolato Ballando al buio.