L’ombra della luna crescente

 L’ombra della luna crescente
Il Nord Waziristan è una regione semi-autonoma del Pakistan, al confine con l'Afganistan. È un luogo invaso e violentato dall'esercito del governo centrale, oppressore della libertà di pensiero e di azione. Sono continue le repressioni dei dissensi e delle ribellioni, in cambio di laute ricompense, denaro con cui sognare una vita migliore, magari in Occidente. Appena fuori dalla città di Mir Ali, nei boschi, i talebani continuano a manifestare il loro odio anti-sciita. Sullo sfondo di una regione in subbuglio, si svolge la vita dei tre fratelli Mahsud, figli di Inayat, proprietario ormai fallito di un'azienda di tappeti. Aman Erum è il fratello maggiore, quello più ambizioso, appassionato di affari e finanza. È riuscito a ottenere il visto per gli Stati Uniti e ha iniziato a studiare presso l'Università di Montclair, nel New Jersey. È costretto a rientrare in patria a causa dell'aggravarsi delle condizioni di salute del padre, ma è fermamente convinto che dovrà tornarci. Poi c'è Sikandar, medico sposato con Mina, donna ormai lacerata nel cuore e nella mente dalla morte del figlio Zalan, ucciso durante un attentato. Infine Hayat, il più piccolo della famiglia, uno studente universitario attivo politicamente, un ribelle nato. Sostenuto da Samarra, lotta per l'indipendenza della città e per la liberazione dall'esercito del governo centrale. Di fronte a una tazza di caffè che riunisce la famiglia prima che le strade dei fratelli si separino nuovamente, ha inizio quel momento in cui il destino inesorabile metterà a dura prova le loro esistenze…
L'ombra della luna crescente si colloca in quel filone narrativo che dimostra l'interesse da parte dell'Occidente e dell'Europa nei confronti della denuncia della terribile situazione politica e sociale del Pakistan. È una regione-crocevia, in cui dilagano i conflitti interni e l'instabilità politica e sociale. I tre fratelli rappresentano diversi modi di interpretare e di leggere una società così complessa e lacerata come quella. Il maggiore è perfettamente inserito nel sistema, ha rapporti con l'esercito e avrebbe voluto arruolarsi. Il mediano è ai confini del sistema, non riesce ad agire né a pensare in favore o contro, vive completamente rinchiuso nel suo dolore, nella torre d'avorio della sua professione di medico. L'unica sua preoccupazione è la moglie e quel figlio ormai perduto. Infine il minore, totalmente fuori dal sistema, desideroso di ribaltarlo, assolutamente assorbito dalla personalità di Samarra e dal suo amore. Contraddizioni, disumanità, ignavia. È questo lo spaccato del Pakistan abilmente rappresentato e incarnato nelle tre personalità dei fratelli dalla penna di Fatima Bhutto. Fondamentale il ruolo disegnato per le donne: Mina e Samarra. La prima fuori da qualsiasi legame concreto e reale, in una dimensione priva di appiglio esistente, la seconda sognatrice e indomabile, affascinante per una personalità tanto decisa quando condizionabile come quella di Hayat. Questo è il Pakistan e questa è la sua incoerenza. Tre destini forse già segnati. E se avessero l'opportunità di segnare una svolta determinante per le loro anonime vite?

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER