L’ora di Agathe

L’ora di Agathe

Come ogni giorno, madame Surrugue attende il dottore dietro la grande scrivania di mogano “come una regina sul trono”, pronta a prendere bastone e cappotto dalle mani dell’anziano medico per riporli sull’attaccapanni. Dopodiché, provvede ad elencargli gli impegni che lo attendono, porgendogli le cartelle dei pazienti in terapia previsti nel corso della giornata. Rimangono oramai pochi mesi di lavoro per lo psicanalista, che si traducono in circa ottocento incontri, nel caso in cui tutti i pazienti non manchino agli appuntamenti. Ma è improbabile che ciò si verifichi. Il numero sarà quindi destinato a scendere, pensa il dottore, ed è “piuttosto confortante, dopotutto”. Una mattina, madame Surrugue gli comunica della richiesta di un nuovo appuntamento da parte di una giovane donna di origine tedesca, Agathe Zimmermann. La paziente è stata ricoverata al Saint Stéphane contro la sua volontà è stata seguita dal collega Durand. Alle spalle, ha comportamenti autolesionistici e un tentativo di suicido all’età di quindici anni. Il dottore si rifiuta di prendere una ulteriore paziente in terapia in vista della conclusione della sua carriera, considerato il breve tempo a disposizione - pochi mesi - per curarla. Ma madame Surrugue non è in grado di rifiutare la nuova richiesta, che viene quindi accettata con la condizione che il medico avrebbe potuto seguirla solo per sei mesi e successivamente la donna avrebbe necessariamente dovuto trovare un altro medico per proseguire la terapia…

La voce narrante di questo breve romanzo, ambientato in una cittadina francese negli anni quaranta, è quella del protagonista, uno psicoanalista di 72 anni prossimo alla pensione. Pagina dopo pagina i giorni che passano sono scanditi dal numero decrescente degli appuntamenti mancanti, attraverso il conto alla rovescia che il dottore tiene a mente, segno del desiderio dell’uomo di concludere la propria carriera professionale, ormai appiattita. L’uomo, infatti, al pensiero del traguardo imminente prova una sensazione di conforto che lo allieta e reagisce con insofferenza alla richiesta di Agathe Zimmermann di essere assistita. Sia per l’insistenza e la tenacità della donna, che per l’incapacità della segretaria di rifiutarla, il dottore si ritrova ad accettare in cura la nuova paziente, che, seduta dopo seduta, scuote la vita dello psicanalista, portandolo a interrogarsi sul senso e sulle questioni dell’esistenza umana, spostando gli equilibri e sgretolando le certezze di colui che da anni ha passato il tempo ad ascoltare gli altri, anziché meditare su se stesso, insinuandovi il dubbio (“I nostri sguardi si agganciarono. Aveva un’aria infelice o leggevo la mia infelicità in lei?”). Il dottore si scopre uomo con le fragilità e i dubbi esistenziali comuni a tutti. Scopre i sentimenti che ha ignorato per una vita e inizia a guardare coloro che lo circondano (i pazienti, la segretaria, il vicino di casa) con un ritrovato interesse. Scrittrice al debutto, Anne Cathrine Bomann si presenta con un romanzo efficace, che dalla sua uscita in Danimarca (nel 2017) è in corso di traduzione in diciotto Paesi. Il tema affrontato fa intendere una certa dimestichezza con la materia (infatti il background della Bomann è affine a quello del protagonista del romanzo, essendo l’autrice psicologa). Un libro intenso nella sua brevità, da apprezzare per la qualità della scrittura e per la capacità espositiva. Il libro ha vinto la 24^ edizione del Premio letterario internazionale Crédit Agricole FriulAdria “Scrivere per Amore” di Verona.



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