L’ospite inattesa

L’ospite inattesa

Come ogni mattina, dopo aver messo a letto il piccolo Conor per fargli fare un sonnellino, Merry va in cucina per preparare un dolce. Vuole fare una torta con i mirtilli, quelli che hanno raccolto nella foresta durante il fine settimana precedente. Mentre la base di pasta frolla cuoce nel forno, la giovane donna fa cuocere le bacche, insieme allo sciroppo d’acero e a una stecca di cannella, a fuoco basso. Nel suo studio, Sam sente arrivare l’odore dolce della frutta e decide di fare una capatina in cucina per vedere cosa stia preparando la moglie. Sono felici Merry e Sam in quella casa che lui ha ereditato dalla seconda moglie del nonno, Ida, nata e cresciuta in quel luogo. Quando è morta, ha scoperto che Ida gli ha lasciato quell’abitazione tra i boschi, che non può vendere, ma solo trasmettere in eredità. Quella di trasferirsi in Svezia è stata un’idea di Sam, ovviamente. Ha detto che sarebbe stato romantico come vivere in una fiaba e che lì sarebbero stati davvero felici. Ed è proprio così; d’altra parte Sam ha sempre ragione ed è già passato un intero anno da quando hanno intrapreso questa nuova vita, decisamente migliore. Se poi arrivasse in fretta un fratellino o una sorellina a far compagnia a Conor la felicità sarebbe addirittura centuplicata. A volte Merry, nella sua nuova routine - che prevede anche che ogni mattina si dedichi a seminare, togliere le erbacce e raccogliere le verdure dell’orto - ha l’impressione di essere una donna d’altri tempi, la moglie di un contadino del diciottesimo secolo e spesso lei e Sam confrontano la loro vita precedente con quella che stanno vivendo ora, il nuovo mondo e il vecchio. E la Svezia vince sempre, non c’è gara. La Svezia è il regalo di Sam per la moglie e il figlio. Sam la chiama il paradiso, ed attende che Merry gli dia ragione. E lei gliela dà sempre, ogni volta. D’altra parte, potrebbe fare diversamente?

Così perfetti da sembrare usciti da uno spot pubblicitario degli anni Cinquanta, hanno lasciato Manhattan e la sua civiltà troppo caotica per rifugiarsi in un vero e proprio paradiso terrestre, a Stoccolma, e per gettare le basi di una nuova esistenza, idilliaca e senza alcuna stonatura. Questa è l’immagine che Sam, Merry e il piccolo Conor hanno costruito intorno alla loro famiglia e alla quale si attengono fedelmente. Lei, ex designer di studi televisivi, ora si dedica esclusivamente al marito e al figlio ed è diventata imbattibile in cucina; lui, insegnante di Antropologia alla Columbia University ha lasciato la cattedra – o ha dovuto lasciarla? – ed è alla ricerca di un nuovo lavoro che soddisfi la sua grande passione, i documentari. Quando il loro Eden privato si apre per far entrare Frank, la miglior amica di Merry, e mostrarle il loro angolo di perfetta felicità, gli equilibri si stravolgono, tutti i malesseri sopiti vengono a galla ed esplodono in tutta la loro inquietudine. I protagonisti del romanzo di Michelle Sacks, imprigionati nelle menzogne che hanno eretto intorno a sé, cominciano a svelare le crepe nascoste sotto la superficie del matrimonio perfetto e dell’amicizia perfetta. Da ciò scaturisce una situazione malsana in cui è sempre più difficile nascondere i più bassi istinti e liberarsi da quella intricata ragnatela fatta di tradimenti, dispetti e gelosie nella quale i tre si sono impaludati. Con una scrittura tagliente come un bisturi, la Sacks mette a nudo, senza fare sconti, i recessi più cupi dell’animo, mostrando al lettore come l’apparente armonia familiare possa trasformarsi nella più terribile delle tragedie. La perfezione non esiste e quando l’impalcatura di segreti e finzioni, narrati con una crudezza che spesso è un vero e proprio pugno nello stomaco, crolla come un castello di sabbia e tutte le maschere finalmente cadono, resta la speranza di un nuovo inizio, che si alimenti finalmente di verità e sincerità. O forse no, forse è solo il momento di indossare una nuova maschera, l’ennesima.



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