L’ufficiale e la spia

L’ufficiale e la spia

Parigi, 1895. È gennaio e il freddo pungente dell’umida mattina sembra essersi un po’ attenuato mentre l’ufficiale dell’esercito francese George Picquart attraversa il pavimento di marmo bianco e sale la lussuosa scala curva dell’altrettanto lussuoso palazzo pieno di oggetti e armature risalenti all’epoca del re Sole e dove, al momento, ha sede la residenza ufficiale del ministro della Guerra a cui deve fare un resoconto degli avvenimenti che si sono svolti quella mattina nel cortile dell’École Militaire cittadina. Il ministro lo attende in un ufficio enorme ed elegante e non è solo, con lui c’è l’ufficiale più alto in grado dopo di lui, Raoul le Mouton de Boisdeffre. Entrambi sono ansiosi di sapere dalla bocca di Picquart i particolari, il clima, le reazioni, l’afflusso di gente che ha caratterizzato la più grande rappresentazione allestita dal ministero negli ultimi tempi. Nel cortile dell’École, infatti, si mandava a giudizio un traditore dello Stato, della Francia, del Popolo e dell’Esercito: Alfred Dreyfus, capitano dell’esercito francese, ebreo, accusato di avere passato informazioni segrete ai tedeschi. E per questo, per assistere alla punizione esemplare di un traditore, ventimila parigini erano accorsi da ogni parte della città, gridando insulti e imprecazioni contro l’imputato. In realtà, quella nei confronti di Dreyfus non è affatto una esecuzione, ma solo un confino su una sperduta isola della Guyana francese. Alfred non morirà fisicamente, ma solo nell’animo e nello spirito, accusato di essere una spia e trattato pubblicamente in modo disumano e impietoso. Tanto basta all’esercito francese per dimostrare a tutti di avere fatto giustizia, tanto basta all’opinione pubblica per aver avuto l’occasione di assistere alla condanna di un traditore, tanto basta a George Picquart per continuare la propria vita di scapolo intellettuale e dedito alla propria carriera che non disdice i piaceri dell’alcova, ma che prende il suo lavoro molto sul serio. Pertanto, mentre il capitano Dreyfus sconta la sua condanna lontano da sua moglie e dai suoi figli, attraversando la sua personalissima valle di lacrime in un posto sperduto, Picquart si gode i privilegi di una vita nella Parigi della belle époque ricevendo anche una gradita promozione. Ma queste due vite parallele e apparentemente diversissime stanno per incontrarsi e scontrarsi in quello che resterà nella storia come uno dei maggiori scandali giudiziari di tutti i tempi...

Sono pochi quelli che non hanno mai sentito parlare dell’affaire Dreyfus, ma sono altrettanto pochi quelli che dello stesso scandalo giudiziario conoscono i retroscena e i particolari. Chi è infatti George Picquart e in quanti lo hanno sentito nominare? Eppure, proprio lui, un apprezzato e irreprensibile ufficiale dell’esercito francese, considerato da tutti un vero patriota, sarà l’anello debole che porterà alla luce il mondo sotterraneo fatto di spie insospettabili, uomini corrotti, prove occultate nella maniera più furba possibile e tutto il marcio dei poteri forti nella Francia di fine Ottocento, prodigandosi in ogni modo per salvare un innocente. Ne L’ufficiale e la spia Robert Harris, che per inciso scrive benissimo e fa delle descrizioni accurate il suo indubbio punto di forza, decide di raccontare segreti e attività di spionaggio e insieme le vite di uomini che il sistema vuole ingannare, in un modo o in un altro. I poteri forti, quelli che sembrano mitologici quanto i draghi fino a che non ci si imbatte personalmente e che possono cambiarti invece la vita, rivoluzionando destini e famiglie. Se ne accorge a sue spese il povero capitano Dreyfus, capro espiatorio scelto accuratamente anche per le sue origini, e se ne accorge anche il benestante e intellettuale George Picquart, capo della Sezione di statistica, proprio quell’unità del controspionaggio militare che ha montato le accuse contro Dreyfus. Vite parallele. Vittime di un sistema più forte e grande di loro. Il romanzo di Harris va letto per questo. Non solo per la bellezza del ritmo e della tensione emotiva che accompagna il lettore fino all’ultima pagina, ma per la storia umana e antropologica che racconta. Per i vizi e le virtù degli uomini e per il loro essere sempre i medesimi in ogni epoca o tempo.



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