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L’ultima traversa

L’ultima traversa

Nella primavera del 1883, Aloiz Bauer, giovane parroco, viene inviato a Maria Himmelfahrt, un paesino del Tirolo sull’altopiano del Renon, compreso nella diocesi di Bolzano, a svolgere lì le sue funzioni. Nonostante i suoi sforzi, non riesce a coinvolgere i pochi abitanti nei sacri rituali della messa. La chiesetta, piccola ma garbata, continua ad essere poco frequentata. In compenso non passa inosservato alle pochissime giovani fedeli che in lui vedono prima di tutto un bell’uomo di 29 anni, garbato e vitale, e solo dopo un prete. Tanto che un giorno una fedele nel confessionale gli dichiara il suo amore e poi fugge via. Per distrarsi da quelle tentazioni, soprattutto dal desiderio di capire chi sia la donna che le ha svelato il suo cuore, lui decide allora di dedicarsi alla canonica e ritrova in un baule una vecchia scacchiera: prima di entrare in seminario, Aloiz si era lungamente cimentato con gli scacchi ed era anche diventato bravino, grazie alle lunghe partite con l’amico Hans. Non gli resta, nella noia di quelle giornate tutte uguali, tutte solitarie, che riprendere in mano i libri e quegli studi che tanto lo avevano appassionato. Ben presto, dopo aver rigiocato centinaia di partite famose, da solo con la sua scacchiera, sente però il bisogno di misurarsi con un avversario in carne ed ossa. Andando alla taverna del paesino alla ricerca di un rivale apprende che c’è un forestiero, un vecchio, che una volta al mese, in occasione del mercato, arriva nel borgo e si ferma lì a bere qualcosa prima di tornare indietro: tutti dicono che quell’uomo di poche parole, solitario, un po’ scostante, è un maestro di scacchi, l’unico tra gli abitanti di quella piccola frazione a saperci giocare. Dopo qualche settimana di allenamento, si presenta per la sfida, ma sarà la prima di una serie di cocenti sconfitte, con continue umiliazioni davanti a tutto il paese…

Storia breve e incisiva, ridotta all’osso, con la quale Paolo Maurensig dipinge, come aveva fatto per l’impareggiabile Alexandre Alechine, gli ultimi giorni di un altro campione della scacchiera, Daniel Harrwitz, che proprio a metà dell’800 giunse agli onori della cronaca per alcune veloci comparse nel panorama scacchistico europeo, sfidando e vincendo contro maestri destinati a ben altra notorietà come Howard Staunton e soprattutto Paul Morphy, di cui sempre Maurensig ci ha regalato una godibilissima biografia romanzata. Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 2012 dalla casa editrice Barbera, di cui battezza la collana short, è riprodotto poi dalla casa editrice Theoria nel 2018. Stavolta l’attenzione dello scrittore, che abbandona ogni preambolo e ogni preliminare, si vuole concentrare sugli effetti degli scacchi intesi come metafora di ogni ossessione totalizzante capace di allontanare e distrarre dal senso della vita: non basta il talento, ci vuole equilibrio. Questo sembra essere l’insegnamento finale, o comunque la morale della narrazione. Scritto in modo succinto, non manca di densità, concentrata soprattutto nelle poche pagine che portano all’incontro finale fra il maestro di scacchi e l’aspirante discepolo. Un altro bell’esempio di narrazione, un piccolo cameo che arricchisce la galleria narrativa dello scrittore goriziano, capace di fondere armoniosamente la passione per gli enigmi della vita con l’eleganza della narrazione.