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L’ultima vedova

L’ultima vedova

Una madre si fa accompagnare da sua figlia a fare la spesa in un centro commerciale. La ragazza è annoiata e distratta e così la donna cerca di ripagarla in qualche modo permettendole di acquistare un lucidalabbra rosa pallido. Un giusto compromesso tra le esigenze di una adolescente e quelle di una madre recalcitrante all’idea che la sua bambina stia crescendo. Sembra tutto normale, un tardo pomeriggio di un qualsiasi giorno, ma nel parcheggio del centro commerciale la donna viene affiancata da un mezzo da cui scendono degli uomini incappucciati e viene rapita. Un’azione pianificata e fulminea che lascia alla donna solo il tempo per gridare alla figlia di scappare. Quella donna, quella madre è una delle maggiori ricercatrici dei CDC (Centers for Disease Control and Prevention) di Atlanta, il più famoso istituto al mondo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Passa un mese e della donna non si ha ancora nessuna traccia. Ma nella dependance di una bella e storica villa cittadina, mentre la dottoressa Sara Linton e il suo compagno Will Trent, investigatore del Georgia Bureau of Investigation, si stanno godendo un momento di intimità, si sente un boato impressionante e subito dopo l’urlo assordante di sirene e mezzi di soccorso, mentre un fumo denso si eleva al cielo. I due non esitano neppure un attimo a precipitarsi sul luogo dell’esplosione, che è niente di meno che la sede di uno dei due ospedali universitari più importanti di Atlanta. Ma nel tragitto per arrivare sul luogo dell’esplosione al medico e all’investigatore succede qualcosa di assolutamente imprevisto e incredibile, qualcosa di molto pericoloso che li coinvolgerà personalmente nel piano di un massacro feroce e sanguinario. Ma cosa collega il rapimento della ricercatrice avvenuto un mese prima con quello che succede a Sara Linton e Will Trent?

L’ultima vedova ha il pregio enorme di non far capire un bel nulla ai lettori per le prime trenta pagine. Ed è una cosa che ogni buon thriller dovrebbe fare perché la tensione che monta pagina dopo pagina e paragrafo dopo paragrafo è esattamente quello di cui ha bisogno ogni amante del genere. I piani si confondono costantemente. Le vittime si moltiplicano. Le ipotesi si susseguono. I protagonisti a loro volta sono circondati da altrettanti personaggi descritti e presentati alla perfezione che rendono l’intera trama quasi un film corale. Karin Slaughter si conferma la grande autrice che è, prima di tutto perché conosce la sua terra e i luoghi di cui scrive e poi perché sa creare una tensione emotiva impressionante senza cadere nei luoghi comuni degli squartamenti e del sangue a fiumi. L’ultima vedova è un thriller soprattutto di emozioni. Alcune di esse sono in contrapposizione tra loro, altre sono novelle agli stessi protagonisti, altre ancora sono celate perché è su di loro che l’intera narrazione si regge. La Slaughter scrive bene come deve farlo una giallista. Niente fronzoli inutili, una certa ironia di fondo per non appesantire il tutto, piccole e mirate scene di azione vera. Il risultato è un altro buon romanzo da portarsi anche in vacanza, perché le letture facili non vogliono dire letture di serie B. In questo caso, proprio il contrario.