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L’ultimo giorno di Roma

Venerdì 17 luglio 64 d.C., Anzio. È l’ora del tramonto e il disco rosso del sole si è appena posato sul mar Tirreno, mentre le onde si allungano stancamente sulla spiaggia. È un momento perfetto, uno di quelli in cui è impossibile non amare la vita. La seconda moglie dell’imperatore romano Nerone, Poppea, con un lento movimento si copre il volto con un velo, ma gli occhi rimangono scoperti, perché la donna vuole nutrire il suo sguardo dei colori del tramonto e, quando l’ultimo raggio di sole scompare, si sente smarrita. La dama di compagnia e una serva seguono Poppea, mentre riprende il suo cammino verso la villa imperiale che, da lontano, sembra una piccola città, a causa delle innumerevoli lucerne e fiaccole che ogni sera, al crepuscolo, vengono accese. Poppea è diretta verso il triclinium, la fastosa sala dei banchetti rivolta verso il mare, in direzione del tramonto. Il porticato è attraversato da un continuo viavai di schiavi, impegnati a servire gli invitati, senza sosta, con portate di vario tipo. Ogni tanto, qualche commensale ubriaco viene portato via barcollando, mentre gli altri sono sdraiati nei letti triclinari intenti a mangiare, chiacchierare e ridere. Anche Nerone è sdraiato nel suo triclinio e accanto a lui ci sono coloro di cui maggiormente si fida. È un uomo corpulento, Nerone; ha solo ventisette anni - ed è già in carica da dieci - ma il suo fisico ha perso molta dell’agilità tipica dei giovani, a causa dell’eccessivo tempo trascorso tra lussi e piaceri. Nel suo sangue scorre la Storia, in quanto è imparentato, direttamente o indirettamente, con otto uomini fondamentali per Roma, ma questa notte l’imperatore, dimenticato per un attimo il potere dell’impero, sta godendo della compagnia dei suoi ospiti, con i quali leva le coppe in un’infinita serie di brindisi, mentre Poppea osserva pensierosa la luna che si è affacciata sul mare. Non sanno che la Storia sopraggiungerà in silenzio tra poco e travolgerà ogni cosa…

Un episodio tanto devastante quanto tragico, che ha cambiato per sempre la fisionomia di Roma antica (senza il grande incendio non esisterebbero né la Domus Aurea né il Colosseo e forse neppure la basilica di San Pietro - costruita sulla tomba di Pietro martirizzato, insieme a tanti altri cristiani, con l’ingiusta accusa di aver appiccato il fuoco - sarebbe stata edificata), è stato spesso descritto in maniera piuttosto superficiale e frettolosa, mancando informazioni accurate sulla dinamica e l’evoluzione di una vicenda di tale portata. Alberto Angela - divulgatore scientifico, paleontologo e naturalista sulla cui fama è inutile soffermarsi - si incarica di sopperire a questa lacuna e, nel primo volume della trilogia dedicata al grande incendio dell’Urbe, prende per mano il lettore e lo accompagna in un’interessante passeggiata per la città, una Roma pericolosa e caotica nella quale il compito di polizia è svolto dal corpo dei vigilantes che, nella loro ronda quotidiana, vengono a contatto con l’anima della città, fatta di banchieri e conciari, di venditori di libri e lettighieri. Ogni figura diventa lo spunto per raccontare qualcosa di più sulle abitudini degli antichi romani; sembra quasi di trovarsi nel cuore della città ai tempi di Nerone, di sentirne i rumori, di ammirarne i colori e di annusarne gli odori. Con uno stile capace di dosare sapientemente l’indiscussa preparazione scientifica, l’accurata ricerca di fonti e la ben nota capacità affabulatoria, Angela racconta la città eterna del 64 d.C., in una giornata che pare simile a tutte le altre ma che, in realtà, precede quella in cui la geografia di Roma e la Storia tutta cambieranno per sempre. Un’approfondita conoscenza storica che si mescola ad un’elevata capacità narrativa per offrire un vivido quadro di una realtà antica ma inaspettatamente attuale, una scrittura cinematografica di cui l’autore spiega: “Non preparo niente, parto sempre in modo sanguigno, perché voglio raccontare la grande Storia attraverso le piccole storie, ossia le persone, utilizzando i cinque sensi”. Un primo appassionante episodio, concentrato sulle ore che precedono la catastrofe, cui seguiranno un secondo e un terzo volume che si concentreranno sulla narrazione dell’incendio vero e proprio e sulla figura, controversa e intrigante, di Nerone.