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L’ultimo lenzuolo bianco

L’ultimo lenzuolo bianco

Fin dai tempi del “Grande gioco”, il conflitto che coinvolse Inghilterra e Russia nel XIX secolo, l’Afghanistan è una terra tormentata, che l’Occidente cerca invano di piegare alle sue logiche. A più riprese eserciti provenienti da tutti gli angoli del pianeta hanno invaso questo Paese, hanno registrato i loro effimeri successi, hanno instaurato e sorretto governi più o meno fantoccio, ma alla fine sono stati costretti ad alzare bandiera bianca. L’Afghanistan rimane un enigma che nessuno è ancora riuscito a risolvere. Negli ultimi tre decenni questo Paese sfortunato ha assistito prima alla ritirata dei carri armati russi, poi alla salita al potere dei talebani, quindi all’arrivo degli Stati Uniti. Adesso che anche le truppe statunitensi si stanno preparando a ritirarsi, come tanti altri invasori hanno fatto prima di loro, l’Afghanistan si ritrova a fronteggiare un destino che sembra sempre uguale a se stesso. Come scrive nella Prefazione Domenico Quirico, giornalista che come pochi conosce la cruda realtà del Medio Oriente, per averla vissuta sulla propria pelle, “I talebani sono tornati in forze. Attendono, pazienti, soltanto il ritiro degli esausti occidentali per riprendere il potere, con il sostegno di al Qaida e degli estremisti islamici”...

Farhad Bitani è afgano e conosce bene la guerra. Figlio di un generale, ha sparato, ha ucciso, è stato ferito. Ha visto l’orrore da vicino, le decapitazioni sommarie in mezzo alle strade, è passato sotto ai rami degli alberi da cui pendevano le mani recise. Ha urlato, insieme a migliaia di altre voci, mentre negli stadi le donne accusate di adulterio venivano lapidate sotto lo sguardo dei figli. Quando il regime talebano è stato rovesciato, per anni ha potuto godere dei privilegi che gli derivavano dalla carica e dal prestigio del padre. Ha studiato in Italia, è diventato capitano dell’esercito. Poi, ad un tratto, ha capito che quella vita non faceva per lui. Ha rinunciato alla possibilità di continuare a fare carriera, ha voltato le spalle ai soldi e al potere e ha ricominciato da zero una nuova vita. Oggi vive in Italia, è un forte sostenitore del dialogo interculturale ed è tra i fondatori del Global Afghan Forum, che si occupa dell’educazione dei giovani afgani. In questo L’ultimo lenzuolo bianco, che narra la storia della sua vita ed è stato anche trasformato in uno spettacolo teatrale, ci offre un ritratto molto crudo del suo paese. È un libro per certi versi scomodo, un libro che è stato rifiutato da molti editori e che è costato al suo autore una condanna a morte da parte dei capi religiosi afgani. È un libro non sempre facile da leggere, un libro che descrive la violenza senza ipocrisie e senza perdersi in giri di parole. Ma è anche, e prima di tutto, un libro coraggioso e necessario, un libro che lascia in chi lo legge un segno profondo e fa nascere la speranza che le cose possano davvero cambiare.

LEGGI L’INTERVISTA A FARHAD BITANI