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L’ultimo segreto di Botticelli

Luce è stata invitata a presentarsi al Palazzo di San Secondo. È spaventata, non conosce il motivo della convocazione: l’Inquisizione brucia le streghe e lei conosce bene le erbe, anche se non certo per fare malefici. Sua madre le ha insegnato a riconoscerle anche dal profumo, per guarire piccoli problemi di salute. Luce sa, però, che non ci si può fidare e che se venisse accusata non potrebbe fare niente per difendersi. Così quando viene portata nella stanza da letto di Bianca Riario Sforza, figlia della Tigre di Romagna, Caterina Sforza, è timida e titubante. Annusa i vari odori di cui è impregnata la camera, cerca di farsi un’idea, ma scopre subito che nessuno vuole accusarla di stregoneria, anzi, c’è la volontà di sfruttare le sue conoscenze. E la persona che vede a letto e che crede anziana e malata, in realtà si riprende in poco tempo e le rivela molte cose che Luce non sa. Sulla sua famiglia, sul padre, sulla madre, sono molte le informazioni inedite di cui viene a conoscenza. Soprattutto la signora del castello le regala un libro scritto a mano dalla madre, con infinite nozioni sulle piante officinali e sulle ricette e i rimedi per le varie malattie. Ecco, Bianca Sforza da lei vuole questo: sperimentare e arricchire queste informazioni. Ma a palazzo c’è anche Camilla Gonzaga, moglie del primogenito di Bianca, che osserva i tanti movimenti da lontano e un giorno approfitta di un riposo pomeridiano della suocera per raggiungere Luce nella stanza che è ormai diventata il laboratorio dove si sperimentano le piante e la accusa di stregoneria e di essere stata chiamata a palazzo con il preciso intento di ucciderla non appena avrà dato alla luce il suo secondo figlio...

La storia c’è, insieme a tutte le scorribande di Giovanni de’ Medici, fratello di Bianca e meglio conosciuto come Giovanni dalle Bande Nere o il Grande Diavolo. Ci sono i primi tentativi di riunire gli italiani, tra tradimenti e vendette, ci sono le rivalità fra famiglie nobili, la capacità del Papa di manipolare ora l’uno ora l’altro a suo piacimento. Aleggia sullo sfondo il dipinto della “Primavera” di Sandro Botticelli di fine Quattrocento e tutti i tentativi di attribuirgli un significato, per quel fascino misterioso che ancora oggi fa discutere e crea interesse per i vari livelli di lettura che vanno dalla chiave puramente mitologica, al significato storico-dinastico fino a quello legato alla filosofia dell’Accademia neo-platonica che sfociò poi nell’esoterismo e, nello specifico, nell’alchimia. Ma sopra tutte le altre cose, il romanzo è impregnato di passione. Passione per la battaglia, certo, ma anche passione legata all’amore che è capace di cambiare le persone e di far cambiare quelle convinzioni che sembravano incrollabili. L’amore permea le pagine, lo si sente sulla pelle come un brivido mentre leggi. E lo riconosci per il suo carico di rispetto e generosità, di gran lungo distanti dalla lussuria e dall’egoismo. Giovanni dalle Bande Nere diventa un altro uomo per amore di Luce: ma sarà esistita davvero una donna capace, con uno sguardo, di fargli perdere la testa? Come sappiamo, però, la storia scritta sui libri riporta soltanto le sanguinose battaglie e le vittorie, mai gli amori, ma ci piace pensare, come ha inventato Lisa Laffi, che prima della morte Giovanni possa aver conosciuto una donna capace di passargli dal cuore, trasformandolo.