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L’uomo che salvò la bellezza

L’uomo che salvò la bellezza

Marzo 1938. Rodolfo Siviero, ventisettenne brillante critico d’arte, autore di una raccolta di poesie, frequentatore del caffè delle Giubbe Rosse a Firenze, è in treno diretto a Erfurt, cittadina ai margini della Foresta nera, in Turingia. E non per ragioni di studio, ma come agente segreto o meglio spia, per conto del governo fascista italiano, per il quale, nonostante l’alleanza in atto, “la Germania rimane un mistero”. Rodolfo conosce bene il tedesco, è persona al di sopra di ogni sospetto e soprattutto estranea agli ambienti della diplomazia e della politica, è un acuto osservatore di opere d’arte e certo saprà mettere a frutto questa sua dote anche indagando da vicino comportamenti, intenzioni e convinzioni dei nazisti con cui entrerà in contatto. Invitato a una festa nella casa di Alfredo Bernardino, commerciante di legname e suo contatto a Erfurt, conosce Kruger, professore di filosofia al locale liceo, interessante personaggio dalla mente acuta e dalla vasta cultura, e soprattutto Emma Richter, giovane e affascinante moglie del borgomastro con la quale nasce un’intesa che va al di là della semplice conoscenza e anche della semplice amicizia. Ritroviamo Rodolfo a Firenze, cinque anni dopo, nel novembre 1943, quando, alleato a esponenti della Resistenza, si adopera con grande audacia a sventare il trafugamento di importanti opere d’arte da parte dei nazisti, conservando all’Italia un patrimonio d’arte e di storia di inestimabile valore…

Ispirato alla storia vera di Siviero, L’uomo che salvò la bellezza offre un contributo interessante e appassionato alla conoscenza di uno dei tanti episodi dimenticati e tuttavia esemplari della storia del nostro Novecento. Il romanzo si muove tra realtà e fantasia. Estremamente documentata per quanto riguarda la cittadina di Erfurt e il suo ruolo nella storia tedesca, dato che la Turingia fu il primo Lander nel quale i nazisti cominciarono a detenere il potere, la narrazione lascia spazio a elementi di fantasia, come la storia d’amore – “un grande amore perduto e insostituibile” – tra Rodolfo ed Emma. Afferma lo stesso Pinto nel corso di un’intervista rilasciata alla rivista letteraria online “Sul romanzo”: “(...) Per questo libro sono stato una settimana a Erfurt, la città tedesca dove Siviero viene inviato come spia, per vedere di persona i luoghi e le strade in cui lui si muove. Poi, mettendo insieme i pezzi qualcosa procede anche per conto proprio, ma per scrivere così bisogna prima di tutto fare una ricerca storica importante, quindi verificare di persona i luoghi reali. Il bello è che, mescolando fatti reali e invenzioni, spesso sono i primi ad apparire più fantasiosi: le mosse più azzardate che compie Siviero nel libro sono tutte accadute veramente”. Il romanzo, storia del coraggio, della competenza e della dedizione di un uomo che spese le proprie migliori energie per la difesa dei capolavori d’arte italiani, ha il merito di ricordarne vita e valore a un vasto pubblico di lettori non specialisti, ma anche quello di saperlo fare con stile elegante e impeccabile. La sua lettura, dunque, oltre che assolutamente consigliabile, si rivela capace di arricchire in modo durevole il lettore, inducendolo a considerare con sguardo più attento i beni artistici che ci circondano e le persone che si adoperano (e si adoperarono) per la loro tutela e valorizzazione.