L’uomo nel labirinto

L’uomo nel labirinto

È una sera di primavera e Sebastiano Babel sta alla finestra. Durante il giorno ha lavorato alle sue invenzioni: una lampadina a diverse intensità per risparmiare sulla corrente elettrica, una macchina da avviare con la forza dei piedi, un apparecchio per impedire i disastri automobilistici. Il suo obiettivo è costruire qualcosa che gli consenta di ottenere il benessere economico e di rendere più semplice la sua vita. Ma lì, affacciato alla finestra, ha l’impressione di “aver perduto infinite occasioni” e di essere in attesa di qualcosa che lo tiri fuori dal quel “guscio invulnerabile” in cui si è chiuso. Ma, soprattutto, si rammarica di aver perso la giovinezza, e di non riuscire più a fermare nuove impressioni che collimino con le antiche. Babel ha una moglie, Anna, che esce di casa tutti i giorni alla stessa ora, le cinque. Prima si lava sotto il rubinetto della fontana, si cambia con cura e si guarda allo specchio, per capire se è ancora la ragazza di un tempo o se è cambiata; poi è la volta del cappello e dei guanti. Anna indugia sempre sulla porta, ma alla fine esce sulla strada principale e si immette tra la folla, sentendosi a suo agio e lasciandosi trascinare dalla corrente umana. Torna a casa “sotto i primi lumi elettrici nell’aria della sera”. Cammina lentamente, si guarda intorno con una tranquilla tristezza. È quasi felice, come se si fosse liberata di un pericolo, ma è anche stanca, tanto che accetterebbe “qualunque compagnia per appoggiarsi un poco e lasciarsi condurre”…

L’uomo nel labirinto di Corrado Alvaro, noto soprattutto per Gente in Aspromonte (1931) e premio Strega 1951 con Quasi una vita, è il primo romanzo dello scrittore nato in provincia di Reggio Calabria. Pubblicato a puntate nel 1922 sulla rivista “Lo spettatore”, in volume nel 1926 per le edizioni Alpes e in forma ridotta nel 1934, con tagli e modifiche, viene riproposto da Bompiani nella sua prima redazione, come testimonianza degli anni immediatamente successivi alla Prima Guerra Mondiale. L’uomo nel labirinto è Sebastiano Babel: incapace di progettare il proprio futuro, congelato in un eterno rimpianto per i tempi felici della giovinezza del paese natale, Babel si barcamena in una vita e in un matrimonio che lentamente naufragano verso la stasi più completa. Babel è un uomo di pensiero più che d’azione – ma un pensiero tutto chiuso in sé stesso, incapace di dare impulso a una vera trasformazione –; le mancate decisioni e il suo erotismo privo di scrupoli, ma fiacco, stanno lì a dimostrarlo. L’uomo nel labirinto è certamente un romanzo invecchiato, che intercetta a fatica i gusti del pubblico contemporaneo. Ma ai nostri giorni, sono pochi quelli che non hanno avvertito almeno una volta la sensazione di essere sradicati o il peso della ripetitività nei rapporti di coppia; sono pochi quelli a cui non è capitato di perdersi nel proprio labirinto interiore e di cercare a tentoni un’uscita dai vicoli ciechi della propria mente. A tutte queste persone, L’uomo nel labirinto ha ancora qualcosa da dire, questo è certo.



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