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La bambina che non amava il suo nome

Gerania ha undici anni e vive a Istanbul, al terzo piano di un palazzo azzurro. Le piacciono molte cose: leggere, ascoltare la musica, saltare la corda, i cani, i gatti, le capre, i cavalli e gli scoiattoli giapponesi. Le piace anche il calcio, anche se tutti le dicono che non è roba da femmine.L’unica cosa che davvero non le è mai piaciuta, è il suo nome. È un nome particolare il suo, che la espone alle prese in giro dei compagni. Perché non si chiama Ada, Ela, Meltem? Anche Defne o Pinar andrebbero benissimo. Inoltre non è giusto che i bambini non abbiano voce in capitolo sul proprio nome. Così Gerania è spesso da sola, perché anche quando crede di aver trovato un’amica, finisce per accorgersi che anche lei ride del suo nome, e un’amica così Gerania non la vuole. Quanta fatica! A peggiorare la situazione c’è che i problemi dei bambini vengono liquidati con un punto-e-basta, come se fossero di nessuna importanza. Quando i genitori di Gerania devono assentarsi per una settimana e la affidano alle cure dei nonni, la bambina porta con sé i suoi libri preferiti e... il misterioso globo luminoso che ha trovato in biblioteca poco tempo prima. È sicura che sia un globo magico, anche se non sa spiegare perché. Assomiglia a un mappamondo con tutti e sette i continenti più uno: un’isola gigantesca a forma di libro in mezzo all’Atlantico...

È il Paese delle Leggende, delle Favole e delle Storie – Lefastor - quello in cui approderà Gerania nel suo viaggio magico. Del resto, la forma di quell’ottavo continente aveva fornito qualche indizio e anche Zelis, la bambina-disegno con i capelli azzurri, sembra proprio essere uscita dalla matita di un illustratore.. Ma la questione urgente è che Lefastor si sta inaridendo perché i bambini non leggono più. È indubbio che ci troviamo davanti a una storia – un’altra – sul potere delle storie e della lettura, è vero che gli elementi tradizionali della fiaba escono allo scoperto quasi nudi, tuttavia è molto piacevole viaggiare in compagnia di Gerania. Più ancora che a Lafastor, tra i suoi pensieri di bambina. Elif Shafak con l’aiuto dell’illustratore Zafer Okur porta, con decisione ma grande leggerezza, alcune tematiche a lei care all’interno di questa storia per giovanissimi. Ne esce un ritratto vivido e sincero del mondo dei bambini, in cui vigono coerenza e senso di giustizia, in costante dialogo, incontro e scontro con il mondo degli adulti, impreciso, pieno di insulsi modi di dire, di parole che non sono esatte, incongruenze, e occhiolini per significare “attenzione, smettiamo di parlare perché i bambini ci ascoltano”. Un libro che alimenta la voglia di leggere libri e di abbracciare il mondo, che non a caso è una sfera tonda: una forma perfetta – pensa Gerania - per essere abbracciata.