La bambina di Hitler

Germania, 28 agosto 1939. Sarah apre gli occhi a fatica e, dal suo nascondiglio sotto il cruscotto, guarda in su e vede la madre accasciata sul sedile del guidatore, la testa contro il volante. Prima che tutto cambiasse, la madre era un’attrice, il padre un uomo importante e la sua era stata un’infanzia ricca e serena. Poi, con l’arrivo del governo nazionalsocialista, tutto è andato storto: il padre ha abbandonato la famiglia a causa delle leggi sui matrimoni misti e la mamma, non potendo più lavorare, ha preferito trovare rifugio nell’alcool anziché ribellarsi. La vita è diventata un inferno di dolore e devastazione - ha ancora ben scolpito nella mente l’orrore della notte dei Cristalli - e Sarah ha imparato a rubare pur di procurare cibo per sé e per la madre, della quale ha imparato a prendersi cura, come se l’adulta fosse lei. Ed ora che finalmente stavano cercando di porre fine a questo incubo provando a fuggire in Svizzera, la mamma è stata colpita al posto di blocco tedesco e Sarah non può starsene lì impalata a guardarla. “Lauf!” “Corri!” Le ripete incessantemente una voce nella sua testa e la ragazzina reagisce. Riesce ad uscire dalla Mercedes, corre a più non posso e trova riparo sul tetto di un magazzino poco distante. Si sdraia, fissa il cielo enorme e vuoto e si rende conto che deve placare il fiatone, altrimenti la sentiranno. Sopra il suo respiro, sente l’abbaiare dei cani, urla sempre più vicine e passi attutiti, vicinissimi. Vorrebbe mettersi ad urlare ma riesce a trattenersi e, poco dopo, si accorge che il militare che stava per scoprire il suo nascondiglio ha desistito ed ha raggiunto i compagni. Sarah apre la bocca ed espira, poi incamera avidamente l’aria fresca della notte, trema e comincia a piangere in silenzio. Si assopisce e, quando riapre gli occhi, il tetto di lamiera tremola, mentre la prua dello Zeppelin troneggia nel cielo sopra di lei. E più in là, sul tetto del magazzino deserto, c’è una figura che risalta alla luce della luna. È un uomo in piedi, che osserva l’aerostato con un binocolo…

Sarah Goldstein è una ragazzina in fuga, colpevole solo di essere per metà - da parte di madre - ebrea; è una quindicenne coraggiosa e furba che padroneggia molto bene l’arte del sopravvivere e lo fa da protagonista. Sarah recita bene, è una sportiva, ha un’ottima capacità di resistenza e, soprattutto, è bionda e minuta come un’ariana deve essere, perciò può senza fatica recitarne la parte, cambiare nome grazie all’aiuto di una spia inglese, intrufolarsi in un istituto femminile della Gioventù Hitleriana e diventare una perfetta spia. E mentre le compagne di classe giurano fedeltà al Führer, Sarah/Ursula giura di vivere o morire, se necessario, cercando di salvare il suo Paese e di liberarlo da quel clima di terrore che lo attanaglia, terrore che proibisce la libertà individuale ed umilia in maniera gratuita i più deboli ed i diversi. Riuscirà questa temeraria ragazzina a fare la differenza, a creare un diversivo, a contribuire all’indebolimento del regime nazista? Una storia appassionante ed intrigante, per il bacino di utenza cui è destinata, in cui si mescolano alla narrazione storica vera e propria elementi di thriller che rendono la lettura ancora più intensa ed interessante; una storia che parla di coraggio, solidarietà, determinazione ed amicizia; un racconto che aggiunge sfumature originali e singolari ad una vicenda storica della quale è bene non smettere mai di parlare. Anche se vengono un po’ troppo enfatizzate le capacità, l’intuizione ed il coraggio della protagonista che, a soli quindici anni, appare a volte ben più scaltra della più navigata delle spie, la lettura risulta coinvolgente ed insegna, pagina dopo pagina, che il cambiamento è costruito dalla somma delle scelte e delle azioni dei singoli e che ideali e sogni vanno difesi strenuamente, con coraggio e volontà.

 


 

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