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La bambola cieca

Il professor Linden è l'unico chirurgo che, tramite una delicata operazione, abbia la possibilità di far tornare la vista al miliardario Alberto Déravans, rimasto cieco in un incidente automobilistico. Ma Linden, a pochi giorni dall'intervento, viene minacciato di morte nel caso l’operazione venga portata a compimento. Non sapendo che tracce seguire, il capitano Sunder decide di affidare l'indagine ad Arthur Jelling, un archivista della polizia che, pur non essendo un detective, possiede brillanti capacità deduttive. Nonostante ciò l'assassinio di Linden viene compiuto poco prima dell'entrata in sala operatoria. Chi vuole impedire a Déravans di vedere nuovamente? E perché? Jelling compie le sue indagini scrutando i volti, i comportamenti e i gesti di tutti gli individui che hanno a che fare con Déravans. Finché un giorno, all'interno della clinica, viene trovata una bambola dagli occhi cavati...
Le preziose ristampe scerbanenchiane della Sellerio proseguono con il secondo episodio delle investigazioni di Arthur Jelling. Il romanzo fu pubblicato originariamente nel 1941 come numero 254 della collana I Libri Gialli Mondadori, ossia poco prima che le pubblicazioni della storica serie venissero interrotte per volontà del regime fascista. Del resto il genere 'giallo' sotto il Fascismo fu soggetto a rigidi schemi e imposizioni, tra i quali l'obbligo di far vestire i panni dell'assassino esclusivamente a cittadini stranieri, dato che nell'Italia di Mussolini la delinquenza era da ritenersi completamente debellata. Perciò quasi tutti gli italici giallisti (tranne Augusto De Angelis) preferirono ambientare le loro storie fuori dalla nostra penisola. Non fa eccezione Scerbanenco che, come scenario per il ciclo di Jelling, sceglie la città di Boston negli Stati Uniti (all'epoca non ancora entrati in guerra), ricreandola peraltro - dato che non c'era mai stato - con il solo ausilio di una guida turistica e un atlante geografico. Un ancor giovane Scerbanenco, nonostante i vincoli imposti del regime, riesce a costruire un solido giallo investigativo che, seppur debitore del modello anglosassone alla Ellery Queen, risulta affatto banale e ricco di colpi di scena. Merito anche della figura anti-eroica del timido archivista Jelling che, seppur diversissimo sul piano caratteriale, possiede 'in nuce' alcune caratteristiche (come gli studi di medicina e il non essere un investigatore 'ufficiale') in comune con quel Duca Lamberti che nella seconda metà degli anni '60 porterà grande fama a Giorgio Scerbanenco.