La biblioteca di Parigi

La biblioteca di Parigi

In una Parigi fredda e ventosa del febbraio 1939, Odile Souchet riesce ad arrivare in ritardo a una selezione per un lavoro presso l’American Library, pur se ha fatto tutto con calma e largo anticipo. Il guaio è che apre un libro e... “Leggere è pericoloso”, dichiara la signorina Reeder sorridendo. È lei che la stava aspettando per il colloquio e la invita ad andare nel suo ufficio. Odile si è preparata moltissimo per questa occasione: sa tutto sulla storia delle biblioteche, su quelle inglesi, sulla Bibliothèque Nationale costituita dalla collezione di re Francesco e su quella Americana, fondata nel 1920. Sa tutto anche sulle metodologie di classificazione dei libri e riesce a sciorinare i numeri con grande facilità. È appunto in anticipo per il colloquio e si ferma così tra gli scaffali della biblioteca, nella sezione che preferisce, quella delle storie. Non giudica mai un libro dall’incipit, così ne prende uno e lo apre a caso nel mezzo: è il Dracula di Bram Stoker e rimane molto colpita da una frase che legge, ma è tardi e si affretta al bancone dei prestiti, firma il modulo prestabilito e corre al suo appuntamento. Il colloquio, quello per cui ha studiato tanto, sembra non cominciare mai, mentre le due donne parlano di letteratura e di lettura, ma c’è una domanda alla quale proprio Odile non può rispondere: “Perché vuole lavorare qui?”. Alla fine una sorpresa: parlando dei suoi autori preferiti, non si rende nemmeno conto che la signorina Reeder la sta giudicando, pur se la formula di rito, alla fine, è sempre la stessa: “Le faremo sapere”...

C’è un numero per ogni situazione della vita. Almeno secondo uno specifico metodo di catalogazione dei libri, ovvero il Sistema Dewey (se non se ne è a conoscenza, è interessante approfondirlo). Un numero che corrisponde a un libro e un numero, ovvero un libro, per ogni risposta che cerchiamo agli accadimenti del nostro quotidiano. Ed è meraviglioso ritrovarsi in una storia come questa, per ribadire l’amore per la lettura e l’importanza che rappresentano nella nostra crescita quotidiana, sotto molti punti di vista. Odile Souchet Gustafson è la protagonista della storia che si dipana da due punti di vista molto particolari, come possono essere quelli relativi a due momenti diversi della vita: la giovinezza a Parigi nell’American Library, nell’immediata vigilia e durante la Seconda Guerra Mondiale e l’età adulta, quasi senile, in America, in un piccolo centro, Froid, nel Montana, nel quale viene affiancata dalla figlia dei vicini di casa, Lily, unica tra tanti, a riuscire ad andare oltre la sua ritrosia nel raccontarsi. E l’alone di fascino che avviluppa il romanzo diventa ancora più coinvolgente sapendo che si basa su una storia vera, quella del coraggioso staff dell’American Library di Parigi che riuscì a tenere aperta la struttura durante la guerra, con la consapevolezza del ruolo chiave che potevano avere i libri (protetti da quanto stava succedendo) in quei terribili momenti. Ed è proprio il suo essere inno alla lettura e al potere del farsi accompagnare da essa nel corso della propria vita che rende il romanzo unico nel suo genere, con momenti di riflessione, ma anche condivisione di un'attività, che in molti momenti è davvero in grado di salvarci la vita o almeno di rendercela preziosa e molto più “colorata”.



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