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La campana in fondo al lago

La campana in fondo al lago
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La nascita delle gemelle Halfrid e Gunhild Hekne fu una vera e propria impresa. La pancia della madre era enorme, ma solo al terzo giorno di travaglio fu chiaro che si trattava di una gravidanza gemellare. Le complicazioni del parto furono davvero molte - tanto che la madre morì di emorragia dopo aver dato alla luce le piccole - e troppo sgradevoli e truculente per essere ricordate. I posteri ricordano solo le gemelle ed il loro difetto: erano unite dalle anche in giù. Halfrid e Gunhild crebbero normalmente e non crearono mai problemi alla loro famiglia, anzi erano vispe ed allegre. Presto furono messe al telaio verticale, davanti al quale lavoravano veloci a quattro braccia e creavano manufatti bellissimi che venivano scambiati con argento o animali da cortile. Il loro arazzo più famoso raffigurava il Giorno del giudizio e venne donato alla chiesa della parrocchia di Butangen - una stavkirke in legno di pino, finemente lavorata con intagli tortuosi ed altissime guglie - dove rimase appeso per generazioni, finché una notte sparì nel nulla. Quando le gemelle Hekne erano ormai adolescenti, una si ammalò ed il padre, incapace di sopportare il pensiero che la superstite dovesse trascinare il peso del cadavere della sorella, pregò che le figlie morissero insieme. La sua preghiera fu esaudita - la morte colse entrambe lo stesso giorno - e le ragazze furono seppellite sotto il pavimento della chiesa. Come ringraziamento per essere stato ascoltato, il padre fece fondere due campane, le Campane Sorelle, che segnalavano ogni sorta di pericolo in arrivo ed avevano un rimbombo possente ottenuto dall’amalgama con cui erano state fuse: bronzo ed argento, tanto argento, una quantità tale che per diverse volte, negli anni a seguire, la fattoria di Eirik Hekne fu sul punto di essere battuta all’asta. Erede dopo erede, ogni discendente ha espresso la propria opinione su quell’avo che ha sacrificato le proprie ricchezze per essere raggiunto da quel dolce suono di campane, un suono in grado di lenire affanni e stanchezza. Le campane sono restate appese al sicuro nel campanile della stavkirke fino al 1880, quando hanno subito, insieme al villaggio, bruschi cambiamenti. Quei cambiamenti li vive in prima persona anche una giovane erede della famiglia Hekne, Astrid...

L’ultimo lavoro di Lars Mytting, scrittore di origine norvegese, comincia così, con la leggenda delle sorelle Hekne, una leggenda che si fonde con la trama del romanzo fino a divenirne struttura portante, una leggenda intrisa di folklore, tradizioni e credenze norrene che hanno il sapore di storie raccontate davanti ad un camino nelle fredde sere dell’inverno scandinavo. Una narrazione quasi fiabesca che è un vero e proprio omaggio ad una nazione fredda ed aspra, ma allo stesso tempo carica di magia, di fascino e di suggestione. Il villaggio norvegese di Butangen vive, alla fine dell’Ottocento, un momento di cambiamenti importanti: il giovane pastore insediatosi nella parrocchia vuole sostituire la vecchia stavkirke con una chiesa moderna in mattoni, e fare trasferire la struttura in legno a Dresda, dove diversi studiosi di architettura attendono la caratteristica costruzione per preservarne la memoria storica ed artistica. Ma la chiesa, al suo interno, custodisce le Campane Sorelle, così importanti per la comunità e Astrid Hekne, discendente della famiglia che ha fatto omaggio di tali campane alla stavkirke, non ne vuole sapere di vederle portar via ed è disposta a tutto per proteggere l’eredità dei suoi antenati. Ed Astrid combatte, per sé e per la sua famiglia, per i suoi sentimenti e per il suo essere donna in una terra così difficile e matrigna, per il suo amore e per la memoria dei suoi avi. Alla sua, altre due voci narranti si uniscono, due uomini - il nuovo pastore della comunità e l’architetto tedesco che subisce il fascino della chiesa e di Astrid - ed entrambi dovranno combattere, l’uno contro il destino e l’altro contro se stesso e le proprie convinzioni. Sullo sfondo di un paesaggio impervio ma colmo di magia, in cui l’uomo è in costante ricerca di armonia con una natura spesso ostile ed in cui impera la necessità di sopravvivere ad inverni lunghi e gelati e a primavere fresche e piene di incertezze, si consumano passioni e sacrifici, si vive un’atmosfera sospesa tra realtà e fantasia e si legge di vita e di legami, di tradizioni e di malinconia, di destino e di mito, di fede e di razionalità, di presente e di passato, di ricerca continua di un punto di incontro tra due estremi, operazione spesso opportuna ma sempre e comunque essenziale.