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La Cappella Sistina

La Cappella Sistina

Nel 1480, la città di Otranto vive un assedio drammatico da parte della flotta ottomana. Maometto II, già incoronato imperatore per la conquista di Costantinopoli, mira adesso alla prima Roma: lo scontro, oltre che bellico, si fa culturale e propagandistico nel rivendicare la legittima eredità dell’impero antico, della cultura classica, del potere universale. In questo contesto, nel 1481, papa Sisto IV avvia i lavori di decorazione a fresco della Cappella Magna; lavori che si protrarranno, a più riprese, per decenni e nei quali si assisterà a un’evoluzione vertiginosa e mirabile del genio artistico. La decorazione delle pareti e della volta sono affidati a quattro dei più grandi pittori di questa generazione: Botticelli, Perugino, Ghirlandaio, Rosselli; i quali operano come un consorzio di botteghe, con stile uniforme e largo uso di oro e di lapislazzuli preziosi. Appena un trentennio più tardi, tra il 1508 e il 1512, il nuovo papa Giulio II della Rovere affida a Michelangelo Buonarroti, uno scultore, la decorazione pittorica della volta; affidandosi non più al prestigio consolidato della bottega ma al genio dell’uomo. Michelangelo, esordiente nella pittura a fresco, imporrà un modo nuovo, moderno, di ideare l’opera, di risolvere problemi tecnici e di portare avanti la relazione con il committente: al punto che il costo delle pitture non si misura più sulla quantità di materiali preziosi e di superficie lavorata, bensì sulla genialità dell’autore. Due anni più tardi, papa Leone X affida a Raffaello la progettazione di arazzi decorativi; la qual cosa porrà dei problemi che il geniale urbinate risolverà in senso innovativo e pienamente moderno...

A cavallo tra Quattrocento e Cinquecento, la Cappella Sistina diviene il centro attorno cui ruotano alcuni tra i più grandi artisti dell’epoca, portatori di innovazioni tecniche e stilistiche e di nuove prospettive ideologiche sul ruolo politico dell’arte, sul rapporto con la committenza, sulla relazione tra l’artista ideatore-creatore e gli artisti-artigiani di bottega. Il restauratore Antonio Forcellino dà prova, in questo saggio, di saper affrontare la storia dell’arte coniugando la complessità tecnica delle questioni con un impianto narrativo solido ed efficace. Il racconto è diviso in tre sezioni, riguardanti Sisto IV e il consorzio di Botticelli, Perugino, Ghirlandaio, Rosselli; Giulio II e Michelangelo; Leone X e Raffaello. A queste si alternano degli “intermezzi” su grandi questioni e personaggi, quali Leonardo, in parte periferici rispetto all’argomento principale. Questa scansione strutturale ben chiara, insieme a una scrittura ordinata e scorrevole, accompagna il lettore non esperto fin dentro a questioni storiografiche e tecniche complesse e comunemente trascurate. Al di là di bellezza e genio, in questo saggio sono protagoniste le soluzioni artigianali e ingegneristiche; passano in primo piano il rapporto tra i committenti e gli artisti, l’organizzazione del lavoro, la pianificazione di opere e pagamenti; diviene centrale la comprensione del ruolo propagandistico dell’arte e la necessità di una sua contestualizzazione storica. In questo modo Forcellino racconta, attraverso la lente della Cappella Sistina, una storia fondativa e centrale per l’arte moderna.