La carta da parati gialla

La carta da parati gialla

John è riuscito ad affittare per l’estate una deliziosa villa coloniale, per di più a buon prezzo. Lui è così amorevole, la casa così bella e confortevole. Eppure, nella dimora c’è qualcosa di strano, di ambiguo che la inquieta. È una sensazione che non sa spiegare, ma è radicata in lei. Pensa sia riconducibile alla carta da parati, ma quando ne parla al marito, questi ride di lei. Ultimamente non si sente bene: è inappetente, debole, indolente. John è il più affettuoso e premuroso dei mariti ed essendo anche medico si prodiga dandole consigli e raccomandazioni, cure e ricostituenti. Lei vorrebbe tanto distrarsi e occupare la sua mente scrivendo, ma John glielo sconsiglia categoricamente: la scrittura richiede un’intensa attività cerebrale e date le condizioni in cui versa, scrivere provocherebbe una sovraeccitazione dei nervi. È meglio se continua con la “cura del riposo”, ossia rimanere chiusa in camera e riposare molte ore, fare esercizio e sforzarsi di mangiare di più. Il bambino è un amore, però non può stare con lui e questo la rende molto nervosa. I giorni trascorrono sempre più monotoni e fiacchi in camera, il tedio è talvolta inframmezzato da crisi di pianto, celate agli occhi di John. A farle compagnia, giorno e notte, c’è l’orrida carta da parati gialla. È davvero sgradevole, con quel suo colore sbiadito, gli angoli strappati e il pattern irregolare che non segue alcun principio di armonia né qualsivoglia regola estetica. Ciononostante, non può fare a meno di seguire con lo sguardo le linee sinuose e irregolari della carta. Catalizzare tutta la sua attenzione sulla carta da parati è diventato il suo appuntamento fisso, un’attrazione incoercibile, un’ossessione che renderà sempre più labile il confine tra realtà e illusorietà, sanità mentale e crollo psicologico...

Metaforico, simbolico, gotico, psicologico... Sono tante le etichette che possono essere attribuite al breve racconto della scrittrice americana Charlotte Perkins Gilman, autrice che nella sua sconfinata opera (saggi, articoli, poesie, racconti, romanzi) ha voluto dare maggiore visibilità alla condizione femminile nelle sue componenti socioeconomiche e psicologiche. Icona del movimento e della letteratura femminista, con La carta da parati gialla (1892) Perkins redige un racconto semi-autobiografico in cui il topos letterario della mad woman è presentato dal punto di vista della protagonista la quale descrive in prima persona ciò che sente e che vive quotidianamente. I sintomi dell’eroina sono generalmente diagnosticati dalla critica contemporanea come depressione post-partum. Oggi, tale disturbo depressivo è fortunatamente riconosciuto e clinicamente trattato, mentre all’epoca della scrittrice – che in primis soffrì di questa patologia – era spesso sminuito dal mondo medico e accademico (mondo esclusivamente maschile) che considerava i sintomi alla stregua di semplici “crisi di nervi” – espressione vaga e a dir poco vacua – dovuti alla debole tempra femminile. Come illustrato nel racconto, oltre a non tenere conto del difficoltoso tentativo delle donne di esprimere il loro disagio (“John è un medico, e forse [...] questa è una delle ragioni per cui non guarisco più in fretta. Vedete, lui non crede che io stia male!”), la cura consisteva nel relegarle in camera, impedirle qualsiasi attività sociale e/o di svago, costringerle a letto a lunghi riposi forzati per evitare di “sovreccitare” la loro mente. Attraverso le parole dell’anonima eroina, Perkins denuncia “la cura del riposo” così come la segregazione della donna nel solo ambiente domestico, privo di stimoli e opportunità, l’impossibilità di far sentire la propria voce e la passiva e sofferta rassegnazione: “[...] mi è severamente proibito “lavorare” finché non starò bene. Personalmente, non la penso come loro. Personalmente, credo che un lavoro adatto a me, che mi dia emozioni e cambiamenti, mi farebbe bene. Ma che ci si può fare?”. Il testo, edito da Galaad Edizioni, è corredato da un’interessante introduzione con approfondimenti sulla vita della scrittrice, la sua opera e sulle caratteristiche e stilistiche e tematiche di questo conturbante racconto dalle tinte inquietanti.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER