La casa dei Gunner

La casa dei Gunner

Alice, Jimmy, Lynn, Mikey, Sam e Sally: eccoli, i Gunner. Un gruppo scalmanato di bambini inseparabili. Il dolce Mikey ricorda in giorno in cui Sally, la bimba silenziosa con i capelli così biondi da sembrare d’argento, si sedette accanto a lui sullo scuolabus e divenne la sua prima amica, e ricorda quando Alice decise di creare il loro club e tutti insieme si appropriarono di casa Gunner. Quel posto era abbandonato e fatiscente – la targhetta con il nome dei vecchi inquilini era l’unico segno di vita – e probabilmente ospitava un fantasma, ma per loro era un quartier generale, un luogo dove essere se stessi insieme, giocare, bere (ben prima dell’età consentita) e fuggire dai doveri, dalle aspettative e dalle famiglie. Ma si sa, niente è destinato a durare per sempre. Con l’adolescenza Sam divenne più scontroso, Lynn più ubriaca, Jimmy un genio della matematica e Sally, Sally divenne ciò che era sempre stata, un mistero, e decise di allontanarsi da tutti senza dare spiegazioni, di scomparire pur rimanendo nella solita scuola e nel solito quartiere, in quella casa così vicina a quella di Mikey eppure così distante. L’allontanamento di Sally sfaldò il gruppo: ora, a distanza di dieci anni, il suo suicidio è in grado di ricomporre la frattura. Così, riuniti al funerale i cinque amici superstiti si rincontrano e cercano di fare i conti con il passato che li unisce...

La Casa dei Gunner è il secondo romanzo di Rebecca Kauffman, una giovane e promettente scrittrice americana che merita di essere tenuta d’occhio. Con capitoli brevi e una scrittura scorrevole, quasi cinematografica e a tratti ironica, l’autrice ci racconta la storia di una grande amicizia e di come la vita, i segreti e i sensi di colpa a volte possano mettersi in mezzo. Nel corso della storia i cinque personaggi principali si spogliano in un susseguirsi di emozioni e confessioni il cui climax non è l’esplosione bensì la riappacificazione, innanzitutto con se stessi. Il romanzo non è perfetto, a tratti non convince fino in fondo, la grande rivelazione della parte centrale della storia e tutt’altro che inaspettata e la sincerità dei cinque amici a volte sfocia in un eccesso che non lascia molto spazio al lettore; tuttavia la Kauffman riesce a farci affezionare, ci coinvolge e ci regala un lieto fine dolceamaro ed emozionante. In fondo questa storia non vuole creare suspense o risolvere misteri, il suo unico scopo è quello di raccontare un legame d’amicizia capace di resistere a tutto. Per citare le parole di Jimmy: “C’erano una volta sei grandi amici. Erano tutti diversi, ma insieme si trovavano benissimo. Uno di loro amava i numeri e le soluzioni. Una amava la musica e desiderava che il mondo fosse più bello. Un’altra era una leader senza paura che voleva proteggere tutti quanti. Uno di loro voleva sempre far ridere tutti. Uno era gentile e insegnava agli altri a volersi bene. L’ultima era... un mistero. I sei avevano bisogno gli uni degli altri. Erano fatti gli uni per gli altri”. Fine.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER