La casa di Henriette

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Lungo il viale del cimitero Domenico incontra soprattutto persone anziane, che camminano lentamente per non disturbare i morti e sembrano pensare che presto li raggiungeranno. Molti sono sgualciti dal tempo, ma portano in sé una fierezza ed una dignità consapevole. L’azzurro del cielo e quello del mare, da lassù, sono indistinguibili. Domenico sta andando a fare visita alla tomba dei nonni, percorrendo una scorciatoia invasa da una rigogliosa vegetazione e priva di sentiero, per concludere poi con il padre - la vera meta del viaggio - che preferisce lasciare sempre per ultimo, per dedicargli la maggior parte del tempo e del pianto. All’improvviso inciampa in qualcosa che subito gli sembra un rudere, quel sasso lo riconduce alla realtà e lo risveglia da quel torpore e da quella autocommiserazione nei quali troppo spesso in quei giorni così incerti e pieni di rabbia - come possono esser quelli immediatamente successivi alla morte di una persona cara - indulge. La curiosità di capire su cosa è inciampato lo spinge a spostare tutto ciò che può e, alla fine, stremato, riesce a portare alla luce un blocco di marmo ed una croce. Si tratta di una tomba, soffocata dalla sporcizia. È un monumento funerario molto semplice ed il breve testo inciso sulla stele indica che vi è sepolto il corpo di Elvira Marie Henriette Fog, morta all’età di poco più di quattro anni. Domenico, che dal giorno della morte del padre è oppresso da un profondo senso di solitudine, capisce che quell’incontro non è casuale, capisce di avere compagnia e prova un inatteso senso di sollievo: se quella bambina è morta in così giovane età, a lui non è concessa alcuna recriminazione né rabbia per la morte di suo padre. Non si sente più bersagliato dalla sorte e, soprattutto, realizza che è iniziata una nuova amicizia. Deve scoprire tutto ciò che può a proposito di Henriette…

Domenico Barrilà, psicoterapeuta ed analista adleriano, vanta un’attività di saggista nota a livello internazionale, di cui questo romanzo può considerarsi una ideale prosecuzione, nella sua funzione di stimolo verso una maggiore consapevolezza di sé e, soprattutto, delle proprie radici. È il racconto di un passato, che ci invita a guardare in noi stessi e a riconoscere nella memoria il valore su cui si fonda la storia, quella di ciascuno di noi e, in una più ampia accezione, la storia dell’Europa. Si tratta quindi di un romanzo di formazione, ma anche di una ricostruzione e riflessione storica, politica ed antropologica, condotta con una scrittura coinvolgente, in grado di raccontare con identica naturalezza stati d’animo, intrecci, paesaggi ed elementi della natura. La scoperta della tomba di Henriette - in una Messina mai nominata nel corso della narrazione, ma innegabile protagonista della storia - diventa un elemento vivificatore per il giovane Domenico, che dapprima si sentirà pronto ad assumersi delle responsabilità, come la cura della tomba, poi, negli anni della maturità, sarà animato dal desiderio, o dalla necessità forse, di scoprire tutto il possibile su quella bambina morta in così giovane età. Ecco allora che la ricerca lo condurrà in luoghi vicini e lontani, lo trasporterà in ricordi passati che si mescoleranno al suo presente, lo aiuterà a scoprire molte delle vicende della famiglia Fog, fino ad arrivare alla consapevolezza che ciascuno di noi è il risultato di scambi, accadimenti ed intrecci dimenticati e che, per recuperare appieno la nostra umanità, occorre soffermarsi anche su ciò che è apparentemente insignificante, occorre andare al di là delle apparenze, occorre volgere lo sguardo in basso, perché soltanto lì possiamo ritrovare “quello che non vediamo più, ma che è sempre sotto i nostri occhi”. La “casa” della bambina sulla cui tomba inciampa il giovane, diventa la rappresentazione di quella vitalità che può spingere l’uomo alla continua ricerca, alla continua evoluzione, al continuo mutamento e miglioramento di sé.

 


 

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