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La cena degli dei

La cena degli dei

Ci sono cose che non cambiano, indipendentemente dal fatto che si sia vivi o morti. Sono i sentimenti che abbiamo vissuto, i ricordi delle persone con cui abbiamo condiviso la vita che restano anche nel Luogo – che si suppone o perlomeno sembrerebbe il Paradiso. A presiedere questo Luogo c’è il Grande Vecchio Titolare (detto GTV), coadiuvato da angeli di diverso ordine e grado impegnati a far rispettare le regole ferree che disciplinano l’andamento delle cose. Nel 1988 nel Luogo arriva un altro Grande Vecchio, così lo chiamavano sulla Terra, almeno. Accanto a lui, quello che anche quando era vivo è stato il suo angelo custode, pronto ad accogliere ogni richiesta e quasi sempre esaudirla. Il GV, che evidentemente non ha perso la verve e la discreta grandeur che aveva in vita, desidera qualcosa che non si sa bene neanche se sia possibile – le regole sono abbastanza oscure oltre che rigide – ma Francangelo, l’assistente, ci prova. Una cena. Un convivio per riunire alcune delle persone che, fra le tante, gli hanno lasciato qualcosa. Alcune le ha solo incontrate, altre sono state amici e qualcun altro chissà. Il primo problema che si pone è ovviamente sceglierne un numero limitato (anche se sono davvero tanti i nomi che gli vengono in mente) e rintracciarli, ammesso che siano tutti nel Luogo, perché non è mica scontato. Grazie alle sue capacità innate ed evidentemente “immorte”, Francangelo riesce a trovare tutti e a consegnare gli inviti, comunicando le richieste dell’ospite. Non c’è un dress code obbligato, ma ognuno dovrà indossare o portare qualcosa di rosso, Rosso Ferrari. Il risultato è una cena con dieci convitati che definire di lusso è poco. Nomi che a noi comuni mortali fanno tremare le vene dei polsi, che hanno segnato le vite di tante generazioni…

Quante volte ripensiamo ai nostri cari, agli amici o perché no a personaggi famosi che non ci sono più? In mille modi diversi, credo che tutti ci immaginiamo che in qualche modo continuino ad esistere. Anche gli atei credo abbiano bisogno di pensare che la vita non sia fine a se stessa, che ci sia un qualche tipo di “dopo”. Quando la tua vita è stata per tanti anni un mestiere che ti ha portato a conoscere e spesso a diventare amico di personaggi che in qualche modo sono entrati nella Storia, è abbastanza probabile che un editore ti chieda di scriverci un libro. Gallucci, dopo la fortunata trilogia per ragazzi La squadra del cuore (che peraltro è in procinto di diventare quadrilogia), lo ha chiesto a Marino Bartoletti, che dopo essere stato direttore di testate giornalistiche, autore televisivo e dio sa quanto altro, appassionato e soprattutto conoscitore – per davvero – di sport e musica ma anche di Storia, ha messo su carta i suoi ricordi integrandoli perfettamente con qualche tocco di immaginazione. La cosa difficile, che però è riuscita perfettamente, è stata il mettere insieme personaggi che per anagrafe o per caso non si sono mai incontrati ma sono stati, nella realtà, chi in un modo chi nell’altro legati (anche a loro insaputa) da un filo che rende la convergenza al tavolo – rotondo, a sottolineare la pari importanza di ognuno – apparecchiato nell’Aldilà che Bartoletti ha chiamato Luogo. Diciamo che il titolo del libro, La cena degli dei, non si discosta troppo da quello che si racconta effettivamente. Chi segue il giornalista sui social, lo ha seguito nella sua carriera e chi lo ha incontrato di persona riconoscerà il suo stile garbato, senza eccessi e senza turpiloquio. Fra l’altro ha avuto la delicatezza di soprassedere (o solo sfiorare) episodi privati delle vite narrate che pur noti, rientrano nella sfera strettamente intima. Da notare anche l’orgogliosa emilio-romagnolità che emerge prepotente, stante che romagnoli o emiliani sono quasi tutti i protagonisti, oltre all’autore. Ah, questo lo posso dire perché è evidente dalla copertina, il GV con tutte le sue luci e ombre, i successi pubblici e i dolori privati, altri non è che Enzo Ferrari, di cui Bartoletti ci svela molte delle cose che nascondeva dietro gli immancabili occhiali neri.