La circonferenza di una nuvola

La circonferenza di una nuvola

Un ultimo controllo alla sua stanza, il cassetto del comodino da chiudere, la luce da spegnere e le rotelle del trolley sul pavimento con il loro rumore regolare. No, Lisa non è proprio contenta: l’attende un periodo in una struttura dove curano i disturbi alimentari, perché ha 16 anni, è arrivata a pesare 36 chili, riesce a vomitare anche solo con un colpo di tosse e ha già alle spalle due ricoveri in ospedale. A Villa Erica (questo il nome della residenza di cura) c’è tanto verde e ci sono tante ragazze con i suoi stessi problemi. La dottoressa Petrelli la conosce già e per quanto grande sia il suo odio verso la struttura, ciò che contiene e i genitori che l’hanno portata qui, una faccia familiare è come ossigeno. Agata, invece, è una giovane laureata in psicologia che a Villa Erica fa il tirocinio ed è colei che la conduce nella sua stanza, “Azalea”, perché nella struttura ogni stanza porta il nome di una pianta che rifiorisce a primavera. Lisa condivide questo spazio con Susi, più o meno sua coetanea ma con trenta chili in più, che le si propone come guida. Saranno una decina le stanze da letto con nomi di fiori e tutte al secondo piano, perché al primo c’è la sola sala da pranzo e gli ambienti dove si fa terapia. Nessuno specchio, nemmeno nei bagni. Nessuna divisa o camice, nemmeno per il personale. Lisa incontra le altre ragazze sedute ai tavoli della sala da pranzo. Tutte dai dieci ai venticinque anni. Qualcuna le va incontro e si presenta, qualche altra non è proprio il massimo della simpatia. Tutte hanno disturbi alimentari tra bulimia e anoressia. Il primo impatto è con la cena: venticinque mezze penne al pomodoro, sette – otto grammi di parmigiano grattugiato, una fetta di pesce spada da 50 grammi, condita con un cucchiaino d’olio, insalata di lattuga, radicchio e carote con un cucchiaino di olio e mezzo di aceto, sette acini di uva...

Mamma mia quante motivazioni conducono chi soffre di particolari fragilità psicologiche verso i disturbi alimentari! E la tenerezza con cui ci vengono raccontate dall’autrice certe storie cattura completamente il cuore. Si viene totalmente assorbiti dalla vita di questa struttura di cura decisamente sui generis e da chi ci soggiorna, ognuna con la propria esperienza e il proprio percorso che l’ha portata a Villa Erica, anche se solo per qualche mese, nella speranza di sfuggire a rifiuti “autoprodotti”, ma soprattutto nella condivisione delle storie raccontate si spera che ogni parola possa nascondere la speranza di una riuscita, perché sono tante le ragazze, tutte giovanissime, tutte davvero fragili, alle quali basterebbe appena una piccola spinta di stima in se stesse. E purtroppo si prende coscienza, ammesso e concesso che non se ne avesse, che certi disturbi si scatenano in un secondo e sono subdoli e fino ad un certo punto anche facilmente nascondibili. Di certo non si ammetterà mai di esserci dentro fino al collo. Il cibo come rifugio dalle angherie della vita, salvo poi rifuggirvi, facendo in modo che non resti nel proprio stomaco. Sono le due facce di una stessa medaglia, anoressia e bulimia, di cui spesso si sa solo in termini generali, ignorando completamente tutto quello che fa da contorno, dallo smalto dei denti che si danneggia con i succhi gastrici ai capelli che si indeboliscono e diventano spenti e radi... La capacità di Carolina Capria è quella di parlarne con estrema dovizia di particolari, ma anche con grande rispetto, camminandovi in mezzo con estrema delicatezza, in punta di piedi, rendendo il lettore quasi lo spettatore nascosto di tante psicologie fragili.

LEGGI L’INTERVISTA A CAROLINA CAPRIA



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