La città dei prodigi

La città dei prodigi

Nel 1887 Onofre Bouvila, un giovane contadino, lascia il suo villaggio nei Pirenei per andare a Barcellona in cerca di fortuna. L’Esposizione Universale è prossima e la città è in pieno rinnovamento. Ha pochi soldi e prende alloggio nella malandata pensione del signor Braulio, al bancone d’ingresso c’è sua moglie Agata, obesa, quasi calva e malaticcia, come cameriera la loro sciatta figlia Delfina, sempre seguita dal suo gatto Belzebù. Nei giorni successivi Onofre si mette in cerca di lavoro, bussa ad ogni porta, è disposto a tutto, ma ogni sera torna alla pensione sconfitto. Ha bisogno di soldi. Ripensa a suo padre Joan, emigrato a Cuba quando lui era bambino, voleva prosperare laggiù, in tanti si arricchivano ma non lui e al suo ritorno, fingendosi ricco, con incauti affari ha riempito di debiti la famiglia. Onofre è a Barcellona per riprendere il sogno spezzato di suo padre. Delfina lo scuote da questi pensieri aprendo la porta della sua camera e con poche parole gli offre una possibilità. Il suo fidanzato appartiene ad un gruppo di anarchici che hanno deciso di lottare attivamente, potrebbe dargli un lavoro, così pagherebbe la stanza della pensione. Onofre accetta, si integra con il gruppo e fa volantinaggio presso gli operai del cantiere dell’Esposizione. Del movimento non conosce niente, né gli scritti di Bakunin e di Marx, né le istanze di giustizia dei lavoratori, ma distribuisce, legge e impara. Sa parlare alla gente e convincerla, è pronto per un nuovo commercio, lozione per la crescita dei capelli che ruba al barbiere ospite della pensione e rivende agli operai del cantiere. Dopo poco allarga il giro di affari, assolda una banda di ragazzini che vendono per lui anche oggetti rubati. Una volta inaugurata l’Esposizione Onofre ha un colpo di fortuna. Conosce don Humbert Figa y Morera, un avvocato dall’oscuro passato e un brillante presente come capo della mafia locale, che gli impone di lavorare per lui, perché quell’uomo sa dei suoi piccoli traffici illeciti. Sotto la guida di don Humbert, Onofre inizia a conoscere una Barcellona diversa, quella dei cabaret, della vita notturna e dei bordelli. Spende molto denaro in vestiti e prostitute, conosce sfruttatori, trafficanti di droga e polizia, partecipa a buoni affari e a regolamenti di conti, tutto grazie al suo mentore. Ha fiuto e intuito ed è sempre pronto a cogliere ogni opportunità, la sua ascesa nel mondo criminale prima e finanziario poi sarà costante...

La città dei prodigi, pubblicato nel 1986 e rivisto nel 2001, è un vivo ritratto dell’evoluzione industriale, economica e sociale della città di Barcellona tra le esposizioni universali del 1888 e del 1929. Non è un romanzo storico, come avverte l’autore nel prologo, ma una trascrizione della memoria collettiva di una generazione di barcellonesi. Anni sono stati necessari all’autore per creare il giusto mix di personaggi reali e di finzione, in un piano di azione lineare e credibile. C’è la pistola d’argento con brillanti e zaffiri della principessa Sissi, che dopo vari passaggi di mano e morti violente finisce nelle tasche del protagonista. Alla cena in onore della zarina Alessandra Fiodorovna, finanziata da Onofre su richiesta dei nobili barcellonesi, lui siede vicino a Rasputin. Mata Hari e Sarah Bernhardt fanno da sponda al suo interesse economico per l’industria cinematografica nel dopoguerra, creando la stella Honesta Labroux dalle ceneri di Delfina. Il filo conduttore di tutto il romanzo è proprio Onofre Bouvila, che partito dalla classe sociale più bassa diventa uno degli uomini più ricchi e influenti non solo della Catalogna, ma di tutta la Spagna. È un personaggio ambizioso e senza scrupoli, imprevedibile e misterioso. La sua vita è influenzata dalla presenza di tre donne: una chiromante che ne predice la ricchezza, sua moglie che lo innalza socialmente e l’ultima che - in età matura - lo renderà felice. Se non fossero sufficienti le caratteristiche del protagonista, Mendoza gli affianca un ampio parterre di personaggi secondari: Delfina, la prima donna desiderata, il signor Braulio che, lasciate le passioni en travesti lavorerà per lui, Joan Sicart, Humbert Figa y Morera, Nicolau Canals y Rataplán suo rivale in amore, Efrén Castells l’amico fedele: tutti con le loro personalità arricchiscono questo romanzo e sono una vera esca per il lettore. Importante è anche il tema politico, il desiderio di indipendenza catalana e la nascita del partito della Lega Regionalista nel 1901, istanze dalle quali Onofre si tiene ben lontano. Mendoza scrive con uno stile diretto, ironico e mordace, non tralasciando citazioni colte o neologismi, fa digressioni, inserisce articoli di giornali dell’epoca che chiariscono il contesto. Del romanzo c’è un adattamento cinematografico del 1999 con la regia di Olivier Martinez e il palermitano Claudio Stassi ne ha fatto una graphic novel uscita con successo in Spagna a marzo 2020. Eduardo Mendoza, nato a Barcellona l’11 gennaio 1943, è un pilastro della letteratura spagnola, grande è la sua produzione letteraria, tanti e prestigiosi i premi che ha vinto. Quando ha ricevuto il Premio Cervantes nel 2016 dalle mani del Re Felipe VI, Mendoza tranquillo e ironico come sempre ha terminato il suo discorso con queste parole: “Ricevo questo premio con profonda gratitudine e felicità, e continuerò ad essere chi sono sempre stato: Eduardo Mendoza: di professione, i suoi lavori”. L’ultimo riconoscimento è il Premio Internazionale del Romanzo Storico Barcellona 2020, quindi dire Barcellona è dire Mendoza. Spiega la traduttrice Gina Maneri: “Posso dire che è stato un lavoro piuttosto impegnativo rendere la prosa raffinata e il lessico ricchissimo, che tocca tutti i registri, di un autore del calibro di Mendoza, ma per me di grande soddisfazione. Sono molto affezionata a questo libro, davvero uno dei migliori che siano mai stati scritti su Barcellona”.



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