La città esplicita e altri scritti

L’Associazione Psicogeografica Romana, marxista freak-punk nonché “fetish- hegelista” per auto definizione, assieme a Woman in Red, attivista dell’ufologia radicale, anarchica ed esperta di tecno-femminismo, sono fondatori dei FUNNY SOVIET e propongono la “contromappatura” della città a partire dagli spunti dell’ufociclismo. La proposta consiste nella rottura con tutte le forme di politica urbanistica conosciute finora: “né pubblico, né privato, né comune, ma spazio del Wo/Man Geimeinwesen”. Una “proposta che impone” (ma siamo sicuri che i due termini vadano d’accordo?) “una mutazione aberrante del rapportarsi allo spazio”. Proposta elencata per punti al pari delle tesi di Lutero e con l’incedere della “Fama Fraternitatis o Rivelazione della Confraternita del nobilissimo Ordine della Rosa- Croce”. Viene propugnata “una fuga laterale dal Nuovo Capitale” verso la Città esplicita che “è una città incivile, ma superiore. (...) Diritti e doveri appartengono a un linguaggio che ci è estraneo.” Nella Città esplicita tutto il potere è conferito ai Consigli Metropolitani e non verrà amministrato nulla se non le passioni. “Cultura, diritto, territorio? Parole sovrastrutturali desuete. Saranno le assemblee aperte dei Consigli a prendere tutte le decisioni” perché “La dittatura dei Consigli metropolitani è la soluzione dell’enigma di tutte le condizioni di miseria attuali”. Tali soviet, definiti “funny”, dovranno essere qualcosa di “piacevolmente molesto” e senza ritegno civile, qualcosa di appreso “dalla filosofia delle pratiche bdsm e kinky”. “Funny” è anche il Movimento Transfemminista, “l’unico che sta facendo saltare nelle piazze la dicotomia natura e contronatura” ed il movimento LGBTQI+ che “purtroppo ancora non implica uno stato di agitazione permanente proprio che si prenda le strade e vada a stanare i fasci nei loro covi così come le donne stanno mettendo in ginocchio i maschi etero”. In ogni caso siamo informati che “I maschi etero inchiodati a terra e che mettono radici come tristi salici piangenti non devono per forza di cose andarlo a prendere nel culo” e che nella Città Esplicita si lascia la possibilità “all’eterosessualità di diventare minoranza”...

Se ho fatto ampiamente ricorso ai virgolettati riportando molti stralci del testo è perché – e mi scuso con i lettori - temo di non averci capito molto a livello di discorso organico tra urbanistica (?), annientamento del maschio con “la disapprovazione totale della propria natura biologica imposta”, “funny soviet” (perché non corredarli allora col simpatico boia mattacchione?), ufociclismo, opere di Sade, pratiche kinky, contromappatura della città, attitudini sessuali, gestione delle passioni da parte dei Consigli e femministe radicali che sono l’ultima rivolta contro il Capitale “perché agiscono su se stesse con concretezza comportamentale e sessuale”. Dopo aver controllato di non soffrire di uno schiacciamento dell’aorta che causasse poco afflusso di ossigeno al cervello ho sfogliato qualche pagina di Pasto nudo di William Burroughs e m’è parso al confronto cristallino come il libretto illustrato per il montaggio della sorpresina degli ovetti di cioccolata. È che forse non è d’aiuto trovare nella prima pagina di un capitolo intitolato Nuovo formulario dell’urbanesimo: “Agamben bla bla bla / Levate (brand su un sedile di un aereo di Air Serbia) / È tutto loro quello che luccica. // Sarà un selfie che vi seppellirà. / Abbasso la lampo. / Ti amo a delinquere. / Cambia vita. Risposta: diventa lesbica (...)”. Vabbè, me l’appunto sotto la voce “Cose da fare”. Una però l’ho capita: scrivere un pamphlet rivolgendosi ai lettori in seconda persona plurale “Voi avete scelto questo mondo”, “Accorti quindi!”, “(...) non potete giudicare niente dalla vostra posizione (...) credete che stiamo lavorando per la vostra sudditanza?” contrapposto ad un “Noi vi indicheremo...” non predispone bene alla lettura. Ricorda i toni di quegli opuscoli religiosi, tipo “Svegliatevi!” che, oltre a parlare ai lettori (molto eventuali) come a presunti beoti da indottrinare, viene consegnato da adepti che svegliano realmente la gente di domenica mattina tramutando la pretesa di conversione in un’immancabile bestemmia, in un passo in più verso l’inferno. Viene il dubbio quindi che ci sia un piacere, forse inconsapevole, nel sentirsi “minoranza” (ad essere cattivi diremmo “elite”) inascoltata ed avversata. Tanto per mantenere vivo un nemico da combattere. Da notare invece che la misandria, quella no, fa parte del mainstream ed è – non mi spiace dirlo, dispiacerà forse a Woman in Red – tanto alla moda quanto scontata e infantile. C’è anche qualcosa di già visto in un collettivo che insiste nel dire che “la vittoria verrà soltanto da una prospettiva comune” e fa di tutto per balcanizzare le posizioni. C’è qualcosa di già sentito anche nell’affermazione “(...) il futuro movimento rivoluzionario deve perciò abolire nel proprio ambito tutto quello che può riprodurre atteggiamenti identitari (...) il movimento rivoluzionario è il movimento di superamento di ogni identità e creatività”: ma questa è già meno divertente, almeno per chi ha un’identità che ancora canta il Porajmos. Si tratta comunque del pamphlet di un movimento che ha “uno sguardo ostinatamente off e inesorabilmente out. Soprattutto fuori dal mercato, cioè da ogni tentazione di essere venduti e comprati”: su questo li si può accontentare sorvolando sul fatto che l’affermazione stride un po’ con la cifra espressa in €URI sul piatto posteriore del libro ma sono parole loro, non mie. Meglio così.



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