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La classe

La classe

Nella civile ed evoluta America, il Numero Q può essere motivo di orgoglio ma anche di emarginazione, di privilegio o di disgrazia. Eppure da questo numero non è possibile prescindere: è il risultato di un algoritmo che considera il grado di istruzione, il reddito e la posizione sociale, le performance scolastiche e lavorative di tutti i membri del nucleo familiare. Ed è possibile calcolarlo fin dalla gravidanza: il Quoziente Prenatale permette di fare una selezione intelligente della popolazione. In soli dieci anni la vita di una intera nazione è cambiata fino a cancellare i ricordi di un passato cosi diverso da sembrare, adesso, quasi impossibile. È il numero Q che stabilisce chi sei e a cosa hai diritto. Che mette ordine decretando a quale livello si è destinati. In questa rigida struttura, l’autobus giallo, l’Accalappiabambini, che passa una volta al mese, subito dopo la Verifica, è lo strumento di minaccia. Per Freddie, non certamente per Annie, la figlia quasi perfetta che ha un Q superiore al 9 e prende l’autobus argento per andare a scuola. Questo è ciò che conta davvero per Annie, esattamente come per Malcom, vicesegretario dell’Istruzione, suo padre. È il Giorno della Verifica e Freddie, nove anni e una tessera verde presa con il minimo, è terrorizzata. E un autobus giallo si ferma davanti a casa Green. Un tetro presagio di ciò che sta per accadere…

Christina Dalcher, amante dell’Italia e di Napoli in particolare, è approdata alla scrittura passando dall’insegnamento dell’italiano e della linguistica, raccontando utopie e scenari inquietanti e immaginari ma non sempre improbabili. La classe racconta, con uno stile scorrevole e vivace, il viaggio di Elena Fairchild, la mamma insegnante protagonista e voce narrante del romanzo, verso l’abisso, mostrando i perversi segreti di una società che (eugenetica docet) vuole tendere alla perfezione. Il presupposto teorico di base è che non tutti gli uomini sono uguali: le diversità vanno protette perché sono la garanzia di una struttura sociale che riconosce il potere ai “migliori”. Ciascuno rigidamente al suo posto ma, soprattutto, chi non conta non ha più diritti. Una storia che cattura grazie al ritmo incalzante della scrittura e paralizza per i temi affrontati. La classe alterna il racconto del presente ai ricordi di un passato nel quale ritrovare alcune radici e diverse colpe, senza però quella profondità che ci si aspetterebbe dall’importanza degli argomenti e delle riflessioni che emergono dalla storia. Una storia angosciante ma, al tempo stesso, coinvolgente, che evoca il terribile progetto di Soluzione Finale hitleriano, mescolando ansia, desiderio di ribellione, sorprese e terribili misteri.