La confessione

La confessione

Milano. Una giornata uggiosa come tante altre. Dalila si trova nel confessionale della parrocchia di Santa Chiara. La stanza ha un arredamento scarno, con pareti bianche, un tavolo di formica e due sedie. È nervosa Dalila, quello che deve raccontare per la prima e forse ultima volta è una cosa molto grave che ha condizionato tutta la sua vita. Quando entra don Giuseppe l’imbarazzo si fa ancora più palpabile. Il prete va dritto al punto come sempre, sfoderando uno dei suoi proverbiali sorrisi e utilizzando un tono e delle parole che per Dalila riescono costantemente a rendere tangibile il Creatore. La donna però tentenna ancora. Si sente sporca, soprattutto al pensiero di Dio che l’ha osservata attentamente per tutta la sua vita. Il fatto è grave e risale a molti anni prima, quando Dalila viveva ancora a Roma. All’età di quattordici anni la giovane subisce violenze da don Franco della parrocchia di Sant’Eulalia. Lei è una ragazza fragile e sempre sola, alla continua ricerca di punti di riferimento mentre lui è il suo severo catechista. Inizia così un rapporto malato in cui il religioso dà sfogo alle sue manie più turpi. Un filo che, nonostante tutto, non riesce mai a spezzarsi, nonostante Dalila sia ormai una donna realizzata e sicura di sé...

La confessione è il nuovo romanzo della giovane scrittrice classe 2000 Margherita Nani, che ha colpito molto positivamente la critica con il suo romanzo d’esordio L’ospite tanto da accreditarsi come più giovane tra i candidati al Premio Strega 2020. L’argomento del libro è molto scabroso e attuale in questo caso, anche se affrontato sempre con equilibrio e distacco, elementi necessari per rendere la trama credibile e convincente. La scrittrice stessa ha precisato in una recente intervista di essere una cattolica osservante e quindi non c’è nessun intento di anticlericalismo a prescindere, qui. L’atmosfera à la Uccelli di rovo è stata voluta semplicemente per descrivere un luogo in cui dovrebbe prevalere il bene e si cela invece un male indicibile. Troviamo anche in questo caso lo stesso paradigma del precedente lavoro, con un adulto simbolo del male e un’adolescente che incarna la purezza e l’innocenza. L’animo dei personaggi però non è mai manicheo e le varie sfaccettature sono descritte sempre in maniera magistrale. Don Franco non è certo un personaggio per cui si possa simpatizzare anche se non può essere banalizzato come “mostro cattivo”. Un altro centro per Margherita Nani, di cui stupisce soprattutto la naturalezza nel trattare argomenti così distanti dalla sua vita quotidiana. Ma del resto è proprio questo il mestiere (e il talento) di uno scrittore.



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