La danza delle dita

Autore: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Da bambino Loris amava disegnare, amava cambiare colore alle cose. Viveva vicino a Firenze, nel paese natale di Giotto, quel Giotto che, per dimostrare al Papa che era davvero bravo, aveva preso un foglio e, con un pennello intinto di rosso, aveva ruotato il braccio e disegnato un cerchio perfetto con un unico gesto. Anche Loris era riuscito a disegnare un cerchio, ma i genitori gli avevano detto soltanto “bravo”, mentre a quell’altro, a quel Giotto, avevano fatto una statua in piazza. Crescendo, aveva deciso: sarebbe diventato uno scultore, un artista che sa disegnare in tutte e tre le dimensioni dello spazio. Ed ora eccolo a Firenze, Loris Frattacchioni detto Fratta, capelli lunghi lucidi e selvaggi, con gli amici dell’Accademia in un locale, pieno come ogni venerdì sera, ricavato da una vecchia autorimessa. La birra lì è indecente, ma rimane la cosa migliore che servano. Fratta è con Desmo ed Enrico, che è appena riuscito a difendere per tutti e tre il miraggio di un tavolo che si è appena liberato. Berranno una pinta, per cominciare. Imma e Daniela li raggiungono e Fratta per un momento è quasi felice: Daniela gli piace, anche se sotto sotto sa che probabilmente il suo sentimento non è ricambiato, tuttavia un po’ ci spera ancora. Dopo il locale, una passeggiata sui gradini della basilica, sotto lo sguardo corrucciato della statua di Dante. Poi Irma rilancia la serata e propone una spaghettata di mezzanotte a casa sua. Ed è proprio in quella casa che, complice una cornice appesa al muro ad incorniciare il niente, Irma racconta di Linda, sua ex coinquilina, anche lei Accademia, morta a seguito di un incidente in motorino, lungo i viali. Quella cornice vuota Irma l’ha messa lì per Linda, per il suo capolavoro, per quello che lei meritava di fare e che non ha potuto fare. E allora perché non creare insieme un capolavoro, una nuova forma d’arte, per Linda, in suo nome?

Il tempo che passa, senza indulgere, senza clemenza. E la paura di non lasciare alcuna traccia di sé, di non riuscire a dimostrare il proprio valore. Il tutto enfatizzato da un avvenimento tragico, la morte, e dalla necessità di trasformare il dolore in una positività concreta. Ecco allora l’esigenza di analizzare l’intera storia dell’arte per arrivare ad una nuova forma espressiva, che vada oltre i semplici concetti di arte come stupore ed originalità, che non rappresenti più soltanto quello che si vede con gli occhi, ma che tenti di dar forma a quello che si sente e che si prova. Una cornice, vuota, che diventa elemento di rottura e, nello stesso tempo, pretesto per un nuovo modo di concepire e percepire l’arte, non più esclusivo appannaggio dell’immagine e quindi della vista ma nutrimento anche degli altri sensi e, soprattutto, del tatto, territorio pressoché inesplorato in campo artistico. Cinque ragazzi accomunati dall’entusiasmo e dal desiderio di distinguersi, che si cimentano in un’avventura che li condurrà a fondare- o meglio a rifondare- l’arte tattile, il Tattilismo, senso dimenticato delle arti, ma estremamente vasto, perché coinvolge anche le sensazioni più profonde di ogni essere umano. In una Firenze bellissima, in cui ad ogni passo ci si imbatte in capolavori, in cui tutto trasuda bellezza, Loris Frattacchioni, Fratta, anela alla gloria. È il suo il percorso più articolato: dalla semplice idea all’esaltazione, dalla sensazione di essere un genio alla completa perdita di autostima, dalla speranza di vivere un amore alla delusione, fino ad arrivare ad abbracciare la gioia più grande, la consapevolezza di esserci ed essere vivi. Con una scrittura elegante, piuttosto raffinata e curata ma molto moderna e divertente, una scrittura che si può anche toccare, Walter Scarpi offre una lettura originale, coinvolgente e a tratti magica.

 


 

0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

PUBBLICITÀ

 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER