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La dittatura delle proletarie

La prima lotta di classe della storia umana è stata quella tra femmine e maschi, seguita da quella tra lavoratori e capitalisti. Ora ci si deve occupare della lotta tra femmine proletarie e femmine borghesi. Queste ultime sono in tutto e per tutto complici del patriarcato: hanno infatti acquisito ruoli di comando pensati fin dall’inizio per maschi padri-padroni, ruoli che riproducono le logiche del patriarcato. Le donne borghesi sono dunque “soggettivizzate come padri-padroni e si sono autodeterminate come maschi” ed esercitano il loro potere sulle femmine proletarie e sottoproletarie. È pertanto necessario sottrarre le femmine borghesi al maschio borghese, far sì che si uniscano al femminismo proletario e a quella che sarà la DITTATURA DELLE PROLETARIE, “esercitata senza pietà tanto sui maschi borghesi e proletari quanto sulle femmine borghesi che si ostinano a riprodurre i maschi borghesi”. I maschi proletari sono in effetti i più pericolosi, in quanto “padroncini e poliziotti a loro insaputa” dei maschi borghesi e dell’ordine patriarcale in generale. Questi verranno stanati dalla DITTATURA DELLE PROLETARIE, organizzata in soviet autogestionari “molto violenti e gioiosi”. L’obiettivo finale delle femmine proletarie sarà “l’autonegazione in quanto femmine proletarie e diventare ciò che ciascuna di noi vorrà in tutta libertà”…

Folle, dialettico, fluviale, dissacrante manifesto targato Golena – casa editrice di controcultura e controinformazione – e frutto dell’impegno del Funny Soviet, collettivo romano “di femministe proletarie e maschi proletari riprogrammati secondo le regole della dittatura delle proletarie”, questo La dittatura delle proletarie è un “trattato femminista terrifico e serissimo” che impugna le categorie del marxismo – quello “sottile sottile”, si precisa, che molto piace ai seriosi intellettuali e ai pericolosi “moralisti binari” – e le utilizza in una demolizione umoristica dei baluardi dell’ordine patriarcale e capitalista, per teorizzare la realizzazione di una vera e propria “dittatura delle proletarie” – così come, nella visione marxista, alla rivoluzione proletaria quale fase fondamentale nella transizione comunista sarebbe dovuta seguire la dittatura del proletariato. Il Funny Soviet urla in CAPS LOCK, mette alla berlina, provoca, argomenta e controbatte, si lancia all’attacco con le armi dell’ironia, porta a conclusioni estreme e non di rado assurde – la prole sottratta alla scuola, l’avvento della zoo-politica, il riconoscimento delle Intelligenze Artificiali come nuova avant-specie – le logiche di uno scherzo che tuttavia nasconde rabbia autentica e che ruota attorno a temi caldissimi: autodeterminazione, violenza, identità di genere, libertà di scelta, razzismo, stupro, sino all’allegato finale dedicato alla demolizione delle teorie di Casapound sul femminismo e sul movimento #MeToo. Al netto dei tanti refusi che costellano lo scritto e della difficoltà di navigare alcuni dei più intricati passaggi logici, sfogliando questo funny pamphlet ci si sentirà confusi, spesso divertiti, talvolta amareggiati e sempre, sfacciatamente, presi in giro. D’altronde ci avevano avvertiti sin dall’inizio: “FAKE YOU! Era un PRANK”. O forse no?