La donna nel giardino

La donna nel giardino

Il giardino dell’Eden non è luogo di un dio, di Dio, ma è luogo dell’uomo, creato da Dio per l’uomo. L’atto di creazione segue uno schema ben preciso che consiste di due azioni susseguenti: la prima, la concentrazione e cioè un ordine creativo decrescente dal più grande, il mondo, passando per il giardino e giungendo infine all’uomo (il più piccolo); la seconda è l’elevazione (o perfezionamento) che trasforma l’uomo in co-creatore, perché a lui viene affidato il compito di abitare, di custodire e coltivare il giardino, e quindi di rendere la Creazione ancora più perfetta, compiuta. Se vi vuole ragionare per simboli, allora diremo che “l’uomo vive come uomo non perché semplicemente sta nella vita o ha la vita (cioè il giardino), ma perché la abita, rispondendo alla chiamata di Dio: Dio chiama (crea il giardino) e vi “immette” l’uomo che gli risponde abitandolo, prendendosene cura; Eden rappresenta anche il dialogo tra Dio e l’uomo. Fino a quando non compare il serpente che cerca di destabilizzare l’equilibrio Dio/uomo. Il serpente che più che Satana (molti sono infatti i dubbi degli studiosi) è sì un essere diabolico, ma non propriamente l’angelo caduto, si rivolge a Eva e solo a lei perché generalmente “di fronte alle grandi scelte della vita in un certo senso ci si trova sempre soli, interpellati da una parola che, sebbene coinvolga anche l’altro e gli altri, non può mai ricevere una risposta da qualcun altro” ma soprattutto perché, come osserva Francesco Stoppa, la donna è un elemento che tende a far tremare gli equilibri costituiti, “la donna appare sulla scena come una figura della discontinuità, rappresenta un salto logico, una rottura epistemologica per la mentalità del maschio – un vero patito del quieto vivere-” Di fronte all’incredibile e astutissima affermazione del serpente “…Egli è geloso del suo essere Dio…” (ecco perché ha posto un limite alla coppia terrestre, negando loro di mangiare dall’albero della Conoscenza), e alla successiva domanda, Eva avrebbe potuto rispondere in modo diverso?

Silvano Petrosino, docente di Teoria della Comunicazione e Antropologia religiosa e media alla Cattolica di Milano, sviscera in modo esaustivo il racconto del peccato originale. Lo fa considerando il linguaggio come veicolo dell’intera questione: Dio dice a Adamo, Adamo risponde a Dio, il serpente parla e chiede a Eva, Eva risponde, Dio risponde. Petrosino cita opportunamente Jacques Lacan e il suo concetto di parlêtre, di parlessere, perché tutti i protagonisti in Eden si contraddistinguono e si definiscono attraverso le loro parole. Parole che hanno però anche una loro conseguenza materiale (all’azione parola segue un’azione “cosa”), così la parola conoscenza, ma anche la parola disobbedienza, diventano la cosa-mela, per quel naturale e assolutamente umano atteggiamento di reificazione, che rende quasi sempre necessario oggettivare un’astrazione, che altrimenti parrebbe aleatoria e poco credibile. Una delle parti più interessanti del saggio è sicuramente quella in cui l’autore tenta di spiegare la spinosa situazione della scelta dell’interlocutore: perché il serpente ha scelto proprio Eva? Perché proprio la donna? Anche qui Petrosino “lacanizza” il concetto. Mi sposto brevemente dal giardino per ricordare un passo dell’intervento di Recalcati (scolaro/“traduttore” di Lacan) al recente Festivaletteratura di Mantova. Lo psicoanalista milanese ha definito la donna complessa perché piena di sfumature diverse, a fronte di un uomo che indossa semplicemente una divisa, che si identifica col suo pene, c’è poco da girarci intorno. Petrosino ripete questa visione lacaniana della donna e insiste, riprendendo anche Stoppa, sull’azione disequilibrante della donna, proprio per la sua “volubilità” nel senso (e mi voglio convincere di questo) di varietà di pensieri, di atteggiamenti e di sensazioni. Quello che il serpente tentatore voleva ottenere era proprio minare l’equilibrio Dio/uomo e di conseguenza gli serviva l’elemento più destabilizzante. Rimando alla lettura (suggerita) per il discorso costola.



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