La Famiglia Manson

La Famiglia Manson

Los Angeles, 1968. Charles “Tex” Watson, ventitré anni e di origini texane, sta guidando lungo la celebre Sunset Strip; i Beatles hanno da poco pubblicato l’album omonimo, conosciuto anche come White album per la sua copertina minimalista. Un disco uscito solo da pochi mesi ma che ha già segnato il panorama musicale, stravolgendolo per sempre. È stato lungo quella stessa strada che l’anno scorso Charles ha deciso di trasferirsi in California, pensa mentre accompagna un autostoppista caricato in macchina poco prima. Affascinato “dall’atmosfera psichedelica e del libero amore”, ha abbandonato – senza pensarci troppo – il posto che aveva come addetto ai bagagli per la compagnia aerea Braniff USA e si è trasferito nella Città degli Angeli. Ha anche aperto un negozio di parrucche insieme a un socio, e si è iscritto alla California State University per un corso di economia aziendale, giusto per tenere buona la madre che, dall’ultima visita, non fa altro che chiedergli di tornare in Texas. Il lavoro non rende moltissimo e per questo ha iniziato a spacciare droga, per pagarsi l’affitto della sua nuova casa a Malibù; una vita totalmente differente da quella che ha condotto fino al 1964, quando si è iscritto alla North Texas State University di Danton, scoprendo due delle sue grandi passioni: l’alcol e le donne. Il tizio a cui sta dando un passaggio è Dennis Wilson, batterista e cofondatore dei Beach Boys; la destinazione è il numero 14.400 di Sunset Boulevard a Pacific Palisades, dove Wilson gli ha proposto di fermarsi per incontrare un po’ di gente che staziona lì. Soprattutto un certo Charles Manson, personaggio carismatico e con un buon gusto musicale, a detta dello stesso Wilson…

Nonostante siano passati 51 anni dall’8 agosto del 1969 e Charles Manson sia morto nel 2017, la storia della Famiglia Manson e di come si sia arrivati agli eccidi di Cielo Drive continua ad affascinare. Ultimi, in ordine temporale, ad aver portato sullo schermo la storia di Manson sono stati Quentin Tarantino, con C’era una volta… a Hollywood e David Fincher con la serie tv Mindhunter: una riscrittura di quel tragico agosto e un tentativo di conoscere le reali motivazioni nascoste dietro il massacro di 5 persone, di cui una incinta all’ottavo mese. Se però a rendere la cifra di questi prodotti è una riscrittura della realtà, ciò che colpisce del libro di Fadda è la completa assenza di elementi romanzati. Suddiviso in 14 capitoli, Fadda è in grado di fornire al lettore tutte le coordinate utili per orientarsi in quel periodo storico che furono gli anni ’60 in America: dal primo sbarco sulla Luna alla nascita del movimento hippie che tanto influenzò lo stesso Manson, fino ad arrivare all’aspetto mediatico che ha reso il massacro di Sharon Tate così conosciuto a livello popolare. Una scrittura “scientifica” in grado di amalgamare armonicamente le biografie delle vittime – comprese quelle dei coniugi LaBianca, massacrati il 9 agosto – a quelle dei carnefici, con l’inserimento di intere trascrizioni delle testimonianze che chi compì quel massacro fornì durante il processo, passando per dettagli musicali e cinematografici di quegli anni fino a giungere all’analisi dei possibili moventi del massacro. Una narrazione in grado di trasmettere l’orrore, senza però disturbare la sensibilità del lettore, che resta incollato alle pagine sempre desideroso di conoscere qualche dettaglio in più.



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